Frascati, l'esperimento sarà presentato ad agosto negli Usa
Laser su lino per riprodurre la sacra Sindone
Chiara Rai
FRASCATI Si è svolto a Frascati il primo esperimento di riproduzione della sacra Sindone. L'immagine è stata colorata su un tessuto in lino con un laser ad altissima frequenza.
Gli artefici sono stati i ricercatori dell'Enea, diretti da Giuseppe Baldacchini, fisico classe '41 già autore di numerosi brevetti.
Ad agosto lo staff di scienziati presenterà il successo negli Stati Uniti.
Creare immagini su lino è difficilissimo, ma il team dell'ente castellano è riuscito a bilanciare il laser Hercules con specifici ed elevati tempi e potenza di proiezione: in assenza di questi parametri l'esperimento non sarebbe riuscito. I ricercatori non hanno «copiato» l'immagine ma hanno colorato un tessuto che è risultato analogo alla stessa Sindone.
L'esperimento era già stato tentato in passato senza successo dai ricercatori americani di Los Alamos.
http://iltempo.ilsole24ore.com/roma/2008/07/20/904704-laser_lino_riprodurre_sacra_sindone.shtml
ARTICOLI SULLA SINDONE CHE PROVANO SE E' AUTENTICA O NO
martedì 22 luglio 2008
LA STUDIOSA MARIA GRAZIA SILIATO DIFENDE LA SACRA SINDONE
Intervista Per la studiosa Siliato l'impronta sulla reliquia è sangue umano
La Sacra Sindone icona della sofferenza
Nella primavera 2010 a Torino ostensione solenne
del lenzuolo di lino che avvolse il corpo di Cristo
«Questo non può essere l'oggetto di un articolo. Lei mi deve aiutare a fare una battaglia che è culturale e storica. È una battaglia scientifica e, me lo lasci dire, anche spirituale. Dobbiamo superare pregiudizi e paure e smontare un castello intellettuale che continua a gettare ombra sulla verità».
Pacata, asciutta e ferma nel suo ragionamento Maria Grazia Siliato. Da quasi una vita la grande archeologa si affatica attorno all'oggetto più misterioso della cristianità: alla Sindone, il lenzuolo o il telo di lino che avrebbe avvolto il corpo di Cristo. Un lenzuolo che, se autentico, conterrebbe il sangue del Figlio di Dio e persino il suo Dna. Sarebbe la prova di un avvenimento, anzi dell'Avvenimento per eccellenza della storia dell'umanità. Se falso, invece, non smonterebbe la fede di chi crede nella morte e resurrezione di Gesù, ma - per essere onesti - rappresenterebbe un'enorme delusione per milioni di fedeli e contribuirebbe a screditare la Chiesa cattolica agli occhi del mondo protestante e non cristiano. Incontro la Siliato a Lanuvio ai Castelli Romani. Non vive in una casa, bensì nella storia. In un castello di Marcantonio Colonna, una dimora affascinante e labirintica, foderata di libri e pergamene, mobili d'epoca e foto di antiche tribù mediorientali. Che ha dentro il respiro dei secoli. Nella Siliato scorre sangue genovese, siciliano, svizzero-tedesco. Laurea a Friburgo in archeologia paleocristiana ed ellenistica del vicino Oriente. Universalmente nota per le sue ricerche sulle civiltà mediterranee, bizantina - franco - veneziana dell'isola di Cipro e della battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Sulla Sindone di Torino ha elaborato un approccio multidisciplinare scientificamente obiettivo che le è valsa la partecipazione al «Shroud of Turin Research Project», incaricato di indagare sulla celebre reliquia.
«Sarà un'occasione quanto mai propizia per contemplare quel misterioso volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio». Con queste parole, il 2 giugno scorso, Papa Benedetto XVI, davanti a settemila torinesi in visibilio raccolti nell'Aula Nervi in Vaticano, ha accolto la richiesta dell'arcivescovo della città piemontese, il cardinale Severino Poletto, di consentire nella primavera del 2010 ad una nuova solenne «Ostensione della Sindone». La macchina organizzativa si è messa in moto (già stanziati da Regione, Provincia e Comune di Torino dieci milioni di euro), ma è facile immaginare che si è rimesso in moto l'ingranaggio delle polemiche. Fra storici ed archeologi, scienziati e teologi, semplici fedeli e chimici. La Sindone è solo un simbolo o è la rappresentazione più crudele e drammatica dell'«uomo dei dolori» descritto nei Vangeli? Si sa che gli esami al carbonio 14 effettuati nel 1988 giunsero alla conclusione che si trattava di un reperto medievale tessuto fra il 1260 e il 1390. Da allora, però, molti scienziati hanno voluto mettere in discussione la «radiodatazione» ed ora propongono nuovi esperimenti che, fra l'altro, potrebbe essere più agevole realizzare nel corso di una ostensione. Fra gli studiosi critici si pone la Siliato. Seguirla è un'avventura da lasciare senza fiato.
Professoressa, come definirebbe scientificamente la Sindone?
«Un telo di lino, egiziano, coltivato a Boutos nella valle del Nilo, tessuto su un telaio verticale del tipo e delle misure usate dagli ebrei di Palestina per usi rituali e sepoltura».
Lei ha già scritto di questo in un volume: «Sindone», per i tipi della Piemme, che è un autentico long-seller. Quasi una Bibbia su tale argomento. L'impronta che noi vediamo sulla reliquia di che tipo è?
«È sangue umano intero. Escludiamo che sia dipinta. Nessun colorante vegetale, animale o chimico può aver lasciato un'impronta del genere».
Non è neppure stampata con un metallo caldo, una striatura. Pensiamo al ferro da stiro. Non può essere stata prodotta dalle «radiazioni di una resurrezione»?
«Lei corre troppo. Uno scienziato non può mai arrivare a questo, lo può pensare, ma non lo può scientificamente sostenere. Il vero miracolo è come possa essere giunta sino a noi dalle viscere della storia. Diciamo, rimanendo al telo, che siamo di fronte ad una corrosione delle fibrille di lino più superficiali. Una ossidazione, una decomposizione accelerata, una rottura della catena del carbonio della cellulosa. Dunque, l'impronta è, sia sopra che sotto, quella di un cadavere di un uomo che aveva sofferto un'agonia tremenda. Il contatto del lenzuolo col corpo è stato breve. Secondo i racconti evangelici di tre giorni circa. L'aloe e la mirra, gli aromi che venivano posti sopra il lenzuolo che avvolgeva il corpo, hanno fatto da spugna e favorito l'impronta. La Sindone è tessuta come le giacche a spina di pesce, come tanti frammenti di lino egiziani, custoditi nel museo Egizio di Torino».
E perché contesta la datazione al carbonio 14 del 1988?
«Guardi, hanno preso per campione un pezzo della Sindone affidando l'operazione a persone poco esperte. L'oggetto fu mutilato di 12 centimetri. Tre laboratori serissimi, Tucson in Arizona, Zurigo e Oxford, giunsero alla conclusione che quel campione apparteneva al XIII o al XIV secolo».
E dove sta l'errore?
«Non nei laboratori. L'errore sta a Torino. Tutto fu filmato. Il gruppo americano aveva fatto analisi merceologiche sul tessuto: spessore, peso, consistenza. Il peso medio della Sindone per centimetro quadrato è di 23/25 milligrammi. Il tessuto del prelievo è di 43/47 milligrammi».
Il che vuol dire?
«Che non era stato prelevato tessuto sindonico, bensì uno dei tanti rammendi storici, avvenuti in secoli diversi. È bastato fare la media del peso dei fili più recenti per arrivare alla datazione medievale. Non dimentichiamo che la Sindone girò tutto il Mediterraneo, è stata baciata e deposta sui malati. Ha subito un'infinità di contaminazioni. Ho conosciuto John Heller del New England Institute. Prese dei piccolissimi frammenti della dimensione di 48 micron ed esclamò: "È sangue umano. È il sangue uscito da un corpo vivente, coagulato sulla pelle e decalcato sul lino. Tutto meno il sangue delle ferite del torace, che è sangue di cadavere, e perciò senza coagulazione". Sulla Sindone, poi, abbiamo trovato il polline della "Gundelia Tournefortii", una pianta che si trova vicino al Mar Morto. Chi può aver portato il polline di questa pianta sulla Sindone in Europa se la si considera un reperto medievale?»
Quanto era alto l'uomo della Sindone?
«La parte dorsale dell'impronta è lunga 182 centimetri, quella frontale di 178 centimetri. Possiamo supporre che l'uomo della Sindone, o Gesù, fosse alto 180 centimetri».
C'è anche un dossier voluminosissimo sulle analisi medico-legali delle ferite.
«Sì, le analisi parte furono fatte a Torino, parte a Los Angeles. Si vedono, alla luce ultravioletta, le ferite della flagellazione. Sulla fronte del condannato c'è un ricciolo di sangue. Il volto, il torace, la corona di spine, le ferite della schiena a seguito della flagellazione. I piedi con colate di sangue laterali inchiodati tutti e due con un solo chiodo; la lacerazione nei polsi. Dal sangue sulle braccia si evince che quel corpo si è mosso sulla croce. Si nota nettamente la terribile ferita nel costato».
È una descrizione impressionante. Eppure un recente filmato della BBC ha riproposto la solita tesi. Con qualche raffinata perfidia in più.
«È un filmato sgangherato. Dietro la ricostruzione sembra quasi di avvertire un disegno che cerca di sparigliare le carte a disposizione della scienza. La materia è talmente complessa che è facile imbrogliare. Il pre-giudizio è un male duro da estirpare. Se invece di questo oggetto, avessimo trovato la toga di Giulio Cesare, nessuno avrebbe fiatato. Siccome è Gesù...»
Perché non sottoporre la Sindone a nuovi esami?
«È l'oggetto archeologico più studiato nella storia. Non c'è bisogno di altri esami. C'è già tutto quello che si voleva sapere. Bisogna riprendere in mano le analisi ed esaminarle con rigore e onestà intellettuale».
Ma molti sostengono che c'è un buco nero nei documenti storici. Prima del Medioevo non se ne sapeva niente.
«Davvero? Se lei osserva le icone bizantine, sinaitiche, siriane, russe, bosniache, di tutto il Mediterraneo, noterà che esse ci ridanno, come in uno specchio riflettente, quel volto sindonico. È riprodotto in tutte le Chiese orientali, il che significa che le Chiese d'Oriente hanno visto la Sindone, mentre in Occidente l'icona più ripetuta è quella del "Buon Pastore". Questo telo è il simbolo di una unità storica, culturale, emozionale, artistica di tutto il bacino del Mediterraneo».
Nel 2010 l'ostensione sarà a Torino. Ma l'idea, professoressa Siliato, non mi pare che le suoni bene.
«Non è esatto. La Sindone da Umberto di Savoia è stata lasciata alla Santa Sede. Custode per il Papa è l'arcivescovo della città. Non metto in discussione questo lascito...»
Tuttavia...
«Coltivo un sogno: che l'ostensione della Sindone possa avvenire a Roma, magari per un periodo determinato. Sarebbe un formidabile segno, un ponte gettato verso le Chiese orientali, l'invito a ritrovare, attorno alla figura di quel condannato, quell'unità che da mille anni abbiamo perso. Quella pallida impronta di un viso di emozionante bellezza emerge da un antico, fragile telo, come l'impronta di una foglia di un erbario. A quella pallida impronta sarebbe impossibile sottrarsi, essa richiamerebbe non solo pellegrini ma quell'incredibile mosaico di raffigurazioni del Volto di Cristo che al telo sindonico direttamente si rifanno».
Senta, lei può affermare con certezza che siamo di fronte ad una reliquia autentica, ad un lenzuolo di 2000 anni fa?
«Assolutamente. È l'unico testimone al mondo di come veniva effettuata una crocifissione romana. È un unicum. L'evidenza gelida e ininfluenzabile degli strumenti ci rivela l'impronta di un viso e di un corpo, e le macchie di sangue del martirio. Identico a quello descritto nei Vangeli».
http://iltempo.ilsole24ore.com/2008/07/21/905122-sacra_sindone_icona_della_sofferenza.shtml
La Sacra Sindone icona della sofferenza
Nella primavera 2010 a Torino ostensione solenne
del lenzuolo di lino che avvolse il corpo di Cristo
«Questo non può essere l'oggetto di un articolo. Lei mi deve aiutare a fare una battaglia che è culturale e storica. È una battaglia scientifica e, me lo lasci dire, anche spirituale. Dobbiamo superare pregiudizi e paure e smontare un castello intellettuale che continua a gettare ombra sulla verità».
Pacata, asciutta e ferma nel suo ragionamento Maria Grazia Siliato. Da quasi una vita la grande archeologa si affatica attorno all'oggetto più misterioso della cristianità: alla Sindone, il lenzuolo o il telo di lino che avrebbe avvolto il corpo di Cristo. Un lenzuolo che, se autentico, conterrebbe il sangue del Figlio di Dio e persino il suo Dna. Sarebbe la prova di un avvenimento, anzi dell'Avvenimento per eccellenza della storia dell'umanità. Se falso, invece, non smonterebbe la fede di chi crede nella morte e resurrezione di Gesù, ma - per essere onesti - rappresenterebbe un'enorme delusione per milioni di fedeli e contribuirebbe a screditare la Chiesa cattolica agli occhi del mondo protestante e non cristiano. Incontro la Siliato a Lanuvio ai Castelli Romani. Non vive in una casa, bensì nella storia. In un castello di Marcantonio Colonna, una dimora affascinante e labirintica, foderata di libri e pergamene, mobili d'epoca e foto di antiche tribù mediorientali. Che ha dentro il respiro dei secoli. Nella Siliato scorre sangue genovese, siciliano, svizzero-tedesco. Laurea a Friburgo in archeologia paleocristiana ed ellenistica del vicino Oriente. Universalmente nota per le sue ricerche sulle civiltà mediterranee, bizantina - franco - veneziana dell'isola di Cipro e della battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Sulla Sindone di Torino ha elaborato un approccio multidisciplinare scientificamente obiettivo che le è valsa la partecipazione al «Shroud of Turin Research Project», incaricato di indagare sulla celebre reliquia.
«Sarà un'occasione quanto mai propizia per contemplare quel misterioso volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio». Con queste parole, il 2 giugno scorso, Papa Benedetto XVI, davanti a settemila torinesi in visibilio raccolti nell'Aula Nervi in Vaticano, ha accolto la richiesta dell'arcivescovo della città piemontese, il cardinale Severino Poletto, di consentire nella primavera del 2010 ad una nuova solenne «Ostensione della Sindone». La macchina organizzativa si è messa in moto (già stanziati da Regione, Provincia e Comune di Torino dieci milioni di euro), ma è facile immaginare che si è rimesso in moto l'ingranaggio delle polemiche. Fra storici ed archeologi, scienziati e teologi, semplici fedeli e chimici. La Sindone è solo un simbolo o è la rappresentazione più crudele e drammatica dell'«uomo dei dolori» descritto nei Vangeli? Si sa che gli esami al carbonio 14 effettuati nel 1988 giunsero alla conclusione che si trattava di un reperto medievale tessuto fra il 1260 e il 1390. Da allora, però, molti scienziati hanno voluto mettere in discussione la «radiodatazione» ed ora propongono nuovi esperimenti che, fra l'altro, potrebbe essere più agevole realizzare nel corso di una ostensione. Fra gli studiosi critici si pone la Siliato. Seguirla è un'avventura da lasciare senza fiato.
Professoressa, come definirebbe scientificamente la Sindone?
«Un telo di lino, egiziano, coltivato a Boutos nella valle del Nilo, tessuto su un telaio verticale del tipo e delle misure usate dagli ebrei di Palestina per usi rituali e sepoltura».
Lei ha già scritto di questo in un volume: «Sindone», per i tipi della Piemme, che è un autentico long-seller. Quasi una Bibbia su tale argomento. L'impronta che noi vediamo sulla reliquia di che tipo è?
«È sangue umano intero. Escludiamo che sia dipinta. Nessun colorante vegetale, animale o chimico può aver lasciato un'impronta del genere».
Non è neppure stampata con un metallo caldo, una striatura. Pensiamo al ferro da stiro. Non può essere stata prodotta dalle «radiazioni di una resurrezione»?
«Lei corre troppo. Uno scienziato non può mai arrivare a questo, lo può pensare, ma non lo può scientificamente sostenere. Il vero miracolo è come possa essere giunta sino a noi dalle viscere della storia. Diciamo, rimanendo al telo, che siamo di fronte ad una corrosione delle fibrille di lino più superficiali. Una ossidazione, una decomposizione accelerata, una rottura della catena del carbonio della cellulosa. Dunque, l'impronta è, sia sopra che sotto, quella di un cadavere di un uomo che aveva sofferto un'agonia tremenda. Il contatto del lenzuolo col corpo è stato breve. Secondo i racconti evangelici di tre giorni circa. L'aloe e la mirra, gli aromi che venivano posti sopra il lenzuolo che avvolgeva il corpo, hanno fatto da spugna e favorito l'impronta. La Sindone è tessuta come le giacche a spina di pesce, come tanti frammenti di lino egiziani, custoditi nel museo Egizio di Torino».
E perché contesta la datazione al carbonio 14 del 1988?
«Guardi, hanno preso per campione un pezzo della Sindone affidando l'operazione a persone poco esperte. L'oggetto fu mutilato di 12 centimetri. Tre laboratori serissimi, Tucson in Arizona, Zurigo e Oxford, giunsero alla conclusione che quel campione apparteneva al XIII o al XIV secolo».
E dove sta l'errore?
«Non nei laboratori. L'errore sta a Torino. Tutto fu filmato. Il gruppo americano aveva fatto analisi merceologiche sul tessuto: spessore, peso, consistenza. Il peso medio della Sindone per centimetro quadrato è di 23/25 milligrammi. Il tessuto del prelievo è di 43/47 milligrammi».
Il che vuol dire?
«Che non era stato prelevato tessuto sindonico, bensì uno dei tanti rammendi storici, avvenuti in secoli diversi. È bastato fare la media del peso dei fili più recenti per arrivare alla datazione medievale. Non dimentichiamo che la Sindone girò tutto il Mediterraneo, è stata baciata e deposta sui malati. Ha subito un'infinità di contaminazioni. Ho conosciuto John Heller del New England Institute. Prese dei piccolissimi frammenti della dimensione di 48 micron ed esclamò: "È sangue umano. È il sangue uscito da un corpo vivente, coagulato sulla pelle e decalcato sul lino. Tutto meno il sangue delle ferite del torace, che è sangue di cadavere, e perciò senza coagulazione". Sulla Sindone, poi, abbiamo trovato il polline della "Gundelia Tournefortii", una pianta che si trova vicino al Mar Morto. Chi può aver portato il polline di questa pianta sulla Sindone in Europa se la si considera un reperto medievale?»
Quanto era alto l'uomo della Sindone?
«La parte dorsale dell'impronta è lunga 182 centimetri, quella frontale di 178 centimetri. Possiamo supporre che l'uomo della Sindone, o Gesù, fosse alto 180 centimetri».
C'è anche un dossier voluminosissimo sulle analisi medico-legali delle ferite.
«Sì, le analisi parte furono fatte a Torino, parte a Los Angeles. Si vedono, alla luce ultravioletta, le ferite della flagellazione. Sulla fronte del condannato c'è un ricciolo di sangue. Il volto, il torace, la corona di spine, le ferite della schiena a seguito della flagellazione. I piedi con colate di sangue laterali inchiodati tutti e due con un solo chiodo; la lacerazione nei polsi. Dal sangue sulle braccia si evince che quel corpo si è mosso sulla croce. Si nota nettamente la terribile ferita nel costato».
È una descrizione impressionante. Eppure un recente filmato della BBC ha riproposto la solita tesi. Con qualche raffinata perfidia in più.
«È un filmato sgangherato. Dietro la ricostruzione sembra quasi di avvertire un disegno che cerca di sparigliare le carte a disposizione della scienza. La materia è talmente complessa che è facile imbrogliare. Il pre-giudizio è un male duro da estirpare. Se invece di questo oggetto, avessimo trovato la toga di Giulio Cesare, nessuno avrebbe fiatato. Siccome è Gesù...»
Perché non sottoporre la Sindone a nuovi esami?
«È l'oggetto archeologico più studiato nella storia. Non c'è bisogno di altri esami. C'è già tutto quello che si voleva sapere. Bisogna riprendere in mano le analisi ed esaminarle con rigore e onestà intellettuale».
Ma molti sostengono che c'è un buco nero nei documenti storici. Prima del Medioevo non se ne sapeva niente.
«Davvero? Se lei osserva le icone bizantine, sinaitiche, siriane, russe, bosniache, di tutto il Mediterraneo, noterà che esse ci ridanno, come in uno specchio riflettente, quel volto sindonico. È riprodotto in tutte le Chiese orientali, il che significa che le Chiese d'Oriente hanno visto la Sindone, mentre in Occidente l'icona più ripetuta è quella del "Buon Pastore". Questo telo è il simbolo di una unità storica, culturale, emozionale, artistica di tutto il bacino del Mediterraneo».
Nel 2010 l'ostensione sarà a Torino. Ma l'idea, professoressa Siliato, non mi pare che le suoni bene.
«Non è esatto. La Sindone da Umberto di Savoia è stata lasciata alla Santa Sede. Custode per il Papa è l'arcivescovo della città. Non metto in discussione questo lascito...»
Tuttavia...
«Coltivo un sogno: che l'ostensione della Sindone possa avvenire a Roma, magari per un periodo determinato. Sarebbe un formidabile segno, un ponte gettato verso le Chiese orientali, l'invito a ritrovare, attorno alla figura di quel condannato, quell'unità che da mille anni abbiamo perso. Quella pallida impronta di un viso di emozionante bellezza emerge da un antico, fragile telo, come l'impronta di una foglia di un erbario. A quella pallida impronta sarebbe impossibile sottrarsi, essa richiamerebbe non solo pellegrini ma quell'incredibile mosaico di raffigurazioni del Volto di Cristo che al telo sindonico direttamente si rifanno».
Senta, lei può affermare con certezza che siamo di fronte ad una reliquia autentica, ad un lenzuolo di 2000 anni fa?
«Assolutamente. È l'unico testimone al mondo di come veniva effettuata una crocifissione romana. È un unicum. L'evidenza gelida e ininfluenzabile degli strumenti ci rivela l'impronta di un viso e di un corpo, e le macchie di sangue del martirio. Identico a quello descritto nei Vangeli».
http://iltempo.ilsole24ore.com/2008/07/21/905122-sacra_sindone_icona_della_sofferenza.shtml
venerdì 8 febbraio 2008
SINDONE-ANALSI SBAGLIATI
LA STAMPA Cultura e Spettacoli – Sabato 26 Gennaio 2008, pag. 37
“Esami forse sbagliati” – Sindone, giallo senza età
di
Vittorio SABADIN
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Christopher Bronk Ramsey, direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford, era poco più di un ragazzino quando gli scienziati del laboratorio nel quale già lavorava cercarono di datare il tessuto della Sindone. Il risultato dell’esame, effettuato nel 1988 con il metodo del carbonio 14, oltre che a Oxford, anche a Tucson e a Zurigo, stabilì che il lenzuolo custodito nel Duomo di Torino non poteva essere quello che aveva avvolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione. Il decadimento delle particelle dell’isotopo radioattivo nel tessuto di lino indicava infatti una data tra il 1260 e il 1390, in pieno Medioevo.
Ma quell’esame forse era sbagliato. Il dottor Ramsey, il quale passa il suo tempo a datare ossa di dinosauro e uomini di Neanderthal, ha dichiarato in un’intervista alla Bbc, che verrà trasmessa alla vigilia di Pasqua, che i risultati delle rilevazioni dell’88 potrebbero essere messi in discussione dall’evoluzione tecnologica che ha reso nel frattempo più raffinata l’osservazione del carbonio 14. Ad anticipare i contenuti dell’intervista è stato monsignor Giuseppe Ghiberti, presidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, intervenuto a Novara a un convegno dell’associazione culturale «La nuova Regaldi».
Monsignor Ghiberti, che non ha mai avuto bisogno del conforto di esami scientifici per restare impressionato dalla corrispondenza tra il racconto letterario dei Vangeli e l’immagine impressa nel lenzuolo, ha spiegato che il ripensamento del dottor Ramsey è dovuto probabilmente alle stesse ragioni che all’epoca erano state addotte per contestare la datazione medioevale: la Sindone non è arrivata agli scienziati del Novecento in un contenitore sigillato. È stata esposta all'aria, custodita in condizioni che non conosciamo, maneggiata e parzialmente bruciata nell’incendio del 1532 della cattedrale di Chambéry, trasportata dalla Palestina in Francia. Un lungo e tormentato viaggio nei paesi e nei secoli, che può avere contaminato il lenzuolo rendendo l’esame del C14 approssimativo. Lo stesso chimico statunitense Willard Frank Libby, che aveva ideato il metodo e vinto il premio Nobel per questo, aveva sconsigliato di applicarlo alla Sindone. Ramsey avrebbe scoperto che la datazione di una particolare materia organica presente sul lenzuolo varia proprio a seconda delle condizioni in cui è stata custodita, cosa che nell’esame del 1988 era ignota agli scienziati.
La Sindone di Torino riapre dunque il suo mistero, che ci accompagna da secoli e sembra non trovare mai una soluzione. Quando il criminologo svizzero Max Frei Sulzer scoprì che sul tessuto di lino sono presenti spore e pollini caratteristici della Palestina venne duramente contestato e accusato di avere manipolato i risultati. «Frei - dice monsignor Ghiberti - era stato straordinariamente preciso. Le spore che aveva individuato erano caratteristiche di una zona che andava da Gerusalemme a una zona limitrofa nel deserto arabico». Se si trattava di un falso medioevale, come l’esame dell’88 aveva affermato, era stato sicuramente molto ben congegnato: il lino è filato e tessuto a mano a spina di pesce e con torcitura in senso orario, una tecnica usata in Medio Oriente ai tempi di Gesù. Sul lenzuolo sono state inoltre trovate fibre di cotone (che all’epoca era coltivato in Egitto e Palestina, ma non in Europa) e nessuna fibra di lana, in osservanza della legge mosaica che nel Deuteronomio (22,11) prescrive di tenere separata la lana dal lino.
Questi sono indizi importanti - afferma monsignor Ghiberti - ma la verità è che nessuno scienziato è riuscito finora a spiegare come sia stato possibile imprimere l’immagine sul lenzuolo. Qualunque ricercatore coscienzioso è costretto ad ammettere che questo è ancora un mistero irrisolto». Ma non è il solo: l’incredibile corrispondenza dei tratti con quella di un corpo crocifisso lascia ancora attoniti tutti gli osservatori, come avvenne nel 1898 quando un fotografo notò per la prima volta che l’immagine impressa in negativo era molto più riconoscibile di quella in positivo. L’uomo della Sindone è un maschio di circa 30 anni, con tratti mediorientali, muscoloso e più alto della media dell’epoca, abituato a lavori manuali. Le tracce di sangue raccontano il suo martirio, l’assenza dei pollici delle mani, ripiegati all’interno, confermano la lesione del nervo mediano, provocata dai chiodi infissi nei polsi.
«Questa visione di sofferenza - afferma monsignor Ghiberti - ci lascia attoniti per due caratteristiche toccanti, che non sono presenti in altri racconti di crocifissioni: la corona di spine e il colpo di lancia inferto a un cadavere, come dimostrato dagli esami del professor Baima Bollone. È l’osservazione di questi particolari confrontata con il racconto del Vangelo di Giovanni ad avermi convinto che ci sono altissime probabilità che nella Sindone si veda proprio il corpo di Cristo».
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Gli ultimi esperimenti – “Trasloco” in sacrestia per scattare 1.650 foto
Per consentire un controllo della teca ad alta tecnologia in cui è conservata – il primo da quando, dieci anni fa, vi è stata collocata – lunedì la Sindone è stata trasferita nella sacrestia nuova del Duomo di Torino. In un ambiente reso quasi sterile, per tre giorni, il telo è stato oggetto di varie riprese: martedì i tecnici della società novarese Hal 9000 hanno effettuato 1.650 scatti che porteranno, dopo lunga elaborazione informatica, alla realizzazione di un’immagine ad altissima risoluzione (1250 dpi) utile anche per studi scientifici. Il primo esito (con elaborazione ancora parziale) si vedrà su una parete del Duomo di Novara dal 6 febbraio: un ingrandimento della Sindone di 21 metri per 9. Giovedì, poi, intorno alla reliquia ha lavorato una troupe della Bbc. M.T.M.
http://www.shroud.it/STAMPA-7.HTM
“Esami forse sbagliati” – Sindone, giallo senza età
di
Vittorio SABADIN
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Christopher Bronk Ramsey, direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford, era poco più di un ragazzino quando gli scienziati del laboratorio nel quale già lavorava cercarono di datare il tessuto della Sindone. Il risultato dell’esame, effettuato nel 1988 con il metodo del carbonio 14, oltre che a Oxford, anche a Tucson e a Zurigo, stabilì che il lenzuolo custodito nel Duomo di Torino non poteva essere quello che aveva avvolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione. Il decadimento delle particelle dell’isotopo radioattivo nel tessuto di lino indicava infatti una data tra il 1260 e il 1390, in pieno Medioevo.
Ma quell’esame forse era sbagliato. Il dottor Ramsey, il quale passa il suo tempo a datare ossa di dinosauro e uomini di Neanderthal, ha dichiarato in un’intervista alla Bbc, che verrà trasmessa alla vigilia di Pasqua, che i risultati delle rilevazioni dell’88 potrebbero essere messi in discussione dall’evoluzione tecnologica che ha reso nel frattempo più raffinata l’osservazione del carbonio 14. Ad anticipare i contenuti dell’intervista è stato monsignor Giuseppe Ghiberti, presidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, intervenuto a Novara a un convegno dell’associazione culturale «La nuova Regaldi».
Monsignor Ghiberti, che non ha mai avuto bisogno del conforto di esami scientifici per restare impressionato dalla corrispondenza tra il racconto letterario dei Vangeli e l’immagine impressa nel lenzuolo, ha spiegato che il ripensamento del dottor Ramsey è dovuto probabilmente alle stesse ragioni che all’epoca erano state addotte per contestare la datazione medioevale: la Sindone non è arrivata agli scienziati del Novecento in un contenitore sigillato. È stata esposta all'aria, custodita in condizioni che non conosciamo, maneggiata e parzialmente bruciata nell’incendio del 1532 della cattedrale di Chambéry, trasportata dalla Palestina in Francia. Un lungo e tormentato viaggio nei paesi e nei secoli, che può avere contaminato il lenzuolo rendendo l’esame del C14 approssimativo. Lo stesso chimico statunitense Willard Frank Libby, che aveva ideato il metodo e vinto il premio Nobel per questo, aveva sconsigliato di applicarlo alla Sindone. Ramsey avrebbe scoperto che la datazione di una particolare materia organica presente sul lenzuolo varia proprio a seconda delle condizioni in cui è stata custodita, cosa che nell’esame del 1988 era ignota agli scienziati.
La Sindone di Torino riapre dunque il suo mistero, che ci accompagna da secoli e sembra non trovare mai una soluzione. Quando il criminologo svizzero Max Frei Sulzer scoprì che sul tessuto di lino sono presenti spore e pollini caratteristici della Palestina venne duramente contestato e accusato di avere manipolato i risultati. «Frei - dice monsignor Ghiberti - era stato straordinariamente preciso. Le spore che aveva individuato erano caratteristiche di una zona che andava da Gerusalemme a una zona limitrofa nel deserto arabico». Se si trattava di un falso medioevale, come l’esame dell’88 aveva affermato, era stato sicuramente molto ben congegnato: il lino è filato e tessuto a mano a spina di pesce e con torcitura in senso orario, una tecnica usata in Medio Oriente ai tempi di Gesù. Sul lenzuolo sono state inoltre trovate fibre di cotone (che all’epoca era coltivato in Egitto e Palestina, ma non in Europa) e nessuna fibra di lana, in osservanza della legge mosaica che nel Deuteronomio (22,11) prescrive di tenere separata la lana dal lino.
Questi sono indizi importanti - afferma monsignor Ghiberti - ma la verità è che nessuno scienziato è riuscito finora a spiegare come sia stato possibile imprimere l’immagine sul lenzuolo. Qualunque ricercatore coscienzioso è costretto ad ammettere che questo è ancora un mistero irrisolto». Ma non è il solo: l’incredibile corrispondenza dei tratti con quella di un corpo crocifisso lascia ancora attoniti tutti gli osservatori, come avvenne nel 1898 quando un fotografo notò per la prima volta che l’immagine impressa in negativo era molto più riconoscibile di quella in positivo. L’uomo della Sindone è un maschio di circa 30 anni, con tratti mediorientali, muscoloso e più alto della media dell’epoca, abituato a lavori manuali. Le tracce di sangue raccontano il suo martirio, l’assenza dei pollici delle mani, ripiegati all’interno, confermano la lesione del nervo mediano, provocata dai chiodi infissi nei polsi.
«Questa visione di sofferenza - afferma monsignor Ghiberti - ci lascia attoniti per due caratteristiche toccanti, che non sono presenti in altri racconti di crocifissioni: la corona di spine e il colpo di lancia inferto a un cadavere, come dimostrato dagli esami del professor Baima Bollone. È l’osservazione di questi particolari confrontata con il racconto del Vangelo di Giovanni ad avermi convinto che ci sono altissime probabilità che nella Sindone si veda proprio il corpo di Cristo».
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Gli ultimi esperimenti – “Trasloco” in sacrestia per scattare 1.650 foto
Per consentire un controllo della teca ad alta tecnologia in cui è conservata – il primo da quando, dieci anni fa, vi è stata collocata – lunedì la Sindone è stata trasferita nella sacrestia nuova del Duomo di Torino. In un ambiente reso quasi sterile, per tre giorni, il telo è stato oggetto di varie riprese: martedì i tecnici della società novarese Hal 9000 hanno effettuato 1.650 scatti che porteranno, dopo lunga elaborazione informatica, alla realizzazione di un’immagine ad altissima risoluzione (1250 dpi) utile anche per studi scientifici. Il primo esito (con elaborazione ancora parziale) si vedrà su una parete del Duomo di Novara dal 6 febbraio: un ingrandimento della Sindone di 21 metri per 9. Giovedì, poi, intorno alla reliquia ha lavorato una troupe della Bbc. M.T.M.
http://www.shroud.it/STAMPA-7.HTM
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SINDONE-"E' PIU' ANTICA"
LA REPUBBLICA – R2 La Scienza - Giovedì 31 gennaio 2008, pag. 34-35
Sindone, il giallo si riapre: “È più antica”
di
Enrico FRANCESCHINI
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Bastano poche parole per riaprire il giallo più intrigante della storia umana: "Sono convinto di avere forti prove che la Sindone risale a molto prima di quanto stabilito dalle ultime analisi". David Rolfe le pronuncia nel suo ufficio di Beaconsfield, sobborgo di Londra, tra monitor, lettori digitali, pile di Dvd, dove sta completando il montaggio di "La Sindone di Torino - le prove materiali", il documentario a cui lavora da anni, che la Bbc manderà in onda la sera del Sabato Santo.
È il secondo film che il pluripremiato regista britannico dedica all'argomento: il primo, "Testimone silenzioso", apparso nel 1978 e all'epoca trasmesso anche in Italia, cominciò a fare luce sui misteri del sudario che, ipotizza Rolfe, potrebbe equivalere alla "Polaroid della resurrezione". La nuova opera è ancora più ambiziosa, perché affronta il tema che ha messo in crisi il "partito dei credenti", cioè coloro che non dubitano che la Sindone sia il lenzuolo in cui fu avvolto il corpo di Gesù dopo la crocefissione sul Golgota.
Il tema è il test al carbonio 14, un esame eseguito nel 1988 da laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, per decifrare la datazione della Sindone: diede come risultato un intervallo di tempo tra il 1295 e il 1360, e molti lo ritennero la dimostrazione definitiva dell'inautenticità del controverso tessuto di lino, che veniva fatto risalire al Medio Evo, perciò ben più tardi dell'era di Cristo. Ebbene, il nuovo documentario di Rolfe sfida questa tesi, al punto da avere convinto Christopher Bronk Ramsey, direttore dell'Oxford RadioCarbon Accelerator e successore dello scienziato che condusse il test al carbonio vent'anni fa, a ripetere l'esperimento.
Non appena si è sparsa voce che l'esame al carbonio 14 verrà ripetuto, l'eccitazione della congrega di esperti di tutto il mondo che ruotano attorno alla Sindone è diventata incontenibile.
"Il direttore del laboratorio di Oxford ha ammesso che il risultato del 1988 potrebbe essere sbagliato", si è lasciato scappar detto monsignor Giuseppe Ghiberti, presidente della Commissione Diocesana per la Sindone di Torino, in pratica il custode della Sindone per conto del Vaticano. "Non c'è da stupirsi", ha aggiunto l'alto prelato, "è la conferma che la scienza è relativa, e che successivi studi possono modificare quanto affermato in un primo tempo". A Oxford, il professor Ramsey è andato su tutte le furie: il test non è stato ancora completato e lui non ha mai dichiarato che l'esame del 1988 diede un responso "sbagliato".
Ma la suscettibilità tra religione e scienza, in materia di Sindone, è reciproca, e comprensibile, specie in uno studioso come Ramsey, che nel 1988 era poco più che ragazzo ma assistette al primo test al carbonio 14, divenne allievo e successore dello scienziato che lo effettuò, e ora, come nella teoria dell'eterno ritorno, si occupa di nuovo del rebus che lo ossessiona da una vita. Ramsey non parla con i giornalisti; ma l'autore del documentario accetta, insieme al suo assistente, Alessandro Pavone, un giovane filmografo italiano che lavora a Londra e che ha trattato con monsignor Ghiberti per filmare la Sindone.
"Il risultato del test di Oxford non glielo posso anticipare, perché ancora non lo so nemmeno io", spiega Rolfe, "e neanche Ramsey, essendo l'esame in corso. Lo saprete la sera del Sabato di Pasqua, quando la Bbc trasmetterà il documentario. Quel che posso dire, e che mi pare notevole, è che Ramsey ha ritenuto necessario ripetere il test del 1988".
A convincerlo è stato il progresso scientifico. Nel corso di studi in ambito meteorologico, racconta il documentarista, sono emersi nuovi elementi sul comportamento del carbonio 14, che le ricerche di Rolfe per il film hanno in seguito indicato come una chiave per riaprire l'indagine. "Non affermo che nel 1988 ci sia stato un errore", precisa Rolfe, "ma esistono dubbi sugli effetti della conservazione del lino in determinate condizioni".
È un linguaggio oscuro, ma non per chi conosce la romanzesca storia della Sindone. Quella documentata inizia nel 1353, a Lirey, in Francia, quando il cavaliere Goffredo di Charny dichiara di essere in possesso del lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù.
Cent'anni dopo una sua discendente di nome Margherita vende la sacra reliquia ai duchi di Savoia, che la conservano a Chambery, dove nel 1532 sopravvive a un incendio, e poi dal 1578 a Torino, dove hanno trasferito la propria capitale e dove da allora è rimasta, anche dopo che Umberto II, ultimo re d'Italia, morendo l'ha lasciata in eredità al papa.
Poi c'è la storia non documentata, secondo cui la Sindone sarebbe stata occultata dagli apostoli, conservata dalla primitiva comunità cristiana, portata nel 544 a Edessa, in Mesopotamia (l'odierna Turchia), di lì trasferita nel 944, quando i musulmani occupano Edessa, a Costantinopoli, che nel 1204 viene saccheggiata dai crociati, uno dei quali l'avrebbe trafugata in Francia, dove un secolo e mezzo dopo finisce in mano a Goffredo. Infine, c'è la leggenda: la Sindone, il Mandylion (altra misteriosa reliquia cristiana) e il Santo Graal sarebbero in realtà la stessa cosa. Insomma, un romanzo, al cui confronto il "Codice da Vinci" è una favoletta per bambini.
"Nel Medio Evo le reliquie cristiane avevano immenso valore, per cui la tentazione di falsificarle a scopo di lucro era grande", osserva Rolfe. "Ma finora nessuno è riuscito a capire come sarebbe stato possibile falsificare la Sindone. Delle due, l'una: o è autentica, o è opera di un genio, di un Leonardo da Vinci, tant'è che qualcuno è convinto che sia stato l'autore della Gioconda a fabbricarla, sebbene le date non coincidano". Il nuovo test al carbonio 14 potrebbe dunque dirimere o perlomeno riaccendere la questione, retrodatando il lenzuolo all'epoca di Cristo. Ed è possibile che il documentario nasconda un'altra sorpresa: "Quando la Sindone è stata fotografata per la prima volta, svelò l'immagine negativa, molto più netta di quella sul lenzuolo", conclude Rolfe. "Quando è stata scannerizzata per la prima volta, ha rivelato un'immagine tridimensionale. Noi l'abbiamo filmata per la prima volta in alta definizione". E cosa si vede? "Sto andando a montare le immagini. Lo scoprirete il Sabato Santo". Amen.
http://www.shroud.it/REPUB-5.HTM
Sindone, il giallo si riapre: “È più antica”
di
Enrico FRANCESCHINI
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Bastano poche parole per riaprire il giallo più intrigante della storia umana: "Sono convinto di avere forti prove che la Sindone risale a molto prima di quanto stabilito dalle ultime analisi". David Rolfe le pronuncia nel suo ufficio di Beaconsfield, sobborgo di Londra, tra monitor, lettori digitali, pile di Dvd, dove sta completando il montaggio di "La Sindone di Torino - le prove materiali", il documentario a cui lavora da anni, che la Bbc manderà in onda la sera del Sabato Santo.
È il secondo film che il pluripremiato regista britannico dedica all'argomento: il primo, "Testimone silenzioso", apparso nel 1978 e all'epoca trasmesso anche in Italia, cominciò a fare luce sui misteri del sudario che, ipotizza Rolfe, potrebbe equivalere alla "Polaroid della resurrezione". La nuova opera è ancora più ambiziosa, perché affronta il tema che ha messo in crisi il "partito dei credenti", cioè coloro che non dubitano che la Sindone sia il lenzuolo in cui fu avvolto il corpo di Gesù dopo la crocefissione sul Golgota.
Il tema è il test al carbonio 14, un esame eseguito nel 1988 da laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, per decifrare la datazione della Sindone: diede come risultato un intervallo di tempo tra il 1295 e il 1360, e molti lo ritennero la dimostrazione definitiva dell'inautenticità del controverso tessuto di lino, che veniva fatto risalire al Medio Evo, perciò ben più tardi dell'era di Cristo. Ebbene, il nuovo documentario di Rolfe sfida questa tesi, al punto da avere convinto Christopher Bronk Ramsey, direttore dell'Oxford RadioCarbon Accelerator e successore dello scienziato che condusse il test al carbonio vent'anni fa, a ripetere l'esperimento.
Non appena si è sparsa voce che l'esame al carbonio 14 verrà ripetuto, l'eccitazione della congrega di esperti di tutto il mondo che ruotano attorno alla Sindone è diventata incontenibile.
"Il direttore del laboratorio di Oxford ha ammesso che il risultato del 1988 potrebbe essere sbagliato", si è lasciato scappar detto monsignor Giuseppe Ghiberti, presidente della Commissione Diocesana per la Sindone di Torino, in pratica il custode della Sindone per conto del Vaticano. "Non c'è da stupirsi", ha aggiunto l'alto prelato, "è la conferma che la scienza è relativa, e che successivi studi possono modificare quanto affermato in un primo tempo". A Oxford, il professor Ramsey è andato su tutte le furie: il test non è stato ancora completato e lui non ha mai dichiarato che l'esame del 1988 diede un responso "sbagliato".
Ma la suscettibilità tra religione e scienza, in materia di Sindone, è reciproca, e comprensibile, specie in uno studioso come Ramsey, che nel 1988 era poco più che ragazzo ma assistette al primo test al carbonio 14, divenne allievo e successore dello scienziato che lo effettuò, e ora, come nella teoria dell'eterno ritorno, si occupa di nuovo del rebus che lo ossessiona da una vita. Ramsey non parla con i giornalisti; ma l'autore del documentario accetta, insieme al suo assistente, Alessandro Pavone, un giovane filmografo italiano che lavora a Londra e che ha trattato con monsignor Ghiberti per filmare la Sindone.
"Il risultato del test di Oxford non glielo posso anticipare, perché ancora non lo so nemmeno io", spiega Rolfe, "e neanche Ramsey, essendo l'esame in corso. Lo saprete la sera del Sabato di Pasqua, quando la Bbc trasmetterà il documentario. Quel che posso dire, e che mi pare notevole, è che Ramsey ha ritenuto necessario ripetere il test del 1988".
A convincerlo è stato il progresso scientifico. Nel corso di studi in ambito meteorologico, racconta il documentarista, sono emersi nuovi elementi sul comportamento del carbonio 14, che le ricerche di Rolfe per il film hanno in seguito indicato come una chiave per riaprire l'indagine. "Non affermo che nel 1988 ci sia stato un errore", precisa Rolfe, "ma esistono dubbi sugli effetti della conservazione del lino in determinate condizioni".
È un linguaggio oscuro, ma non per chi conosce la romanzesca storia della Sindone. Quella documentata inizia nel 1353, a Lirey, in Francia, quando il cavaliere Goffredo di Charny dichiara di essere in possesso del lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù.
Cent'anni dopo una sua discendente di nome Margherita vende la sacra reliquia ai duchi di Savoia, che la conservano a Chambery, dove nel 1532 sopravvive a un incendio, e poi dal 1578 a Torino, dove hanno trasferito la propria capitale e dove da allora è rimasta, anche dopo che Umberto II, ultimo re d'Italia, morendo l'ha lasciata in eredità al papa.
Poi c'è la storia non documentata, secondo cui la Sindone sarebbe stata occultata dagli apostoli, conservata dalla primitiva comunità cristiana, portata nel 544 a Edessa, in Mesopotamia (l'odierna Turchia), di lì trasferita nel 944, quando i musulmani occupano Edessa, a Costantinopoli, che nel 1204 viene saccheggiata dai crociati, uno dei quali l'avrebbe trafugata in Francia, dove un secolo e mezzo dopo finisce in mano a Goffredo. Infine, c'è la leggenda: la Sindone, il Mandylion (altra misteriosa reliquia cristiana) e il Santo Graal sarebbero in realtà la stessa cosa. Insomma, un romanzo, al cui confronto il "Codice da Vinci" è una favoletta per bambini.
"Nel Medio Evo le reliquie cristiane avevano immenso valore, per cui la tentazione di falsificarle a scopo di lucro era grande", osserva Rolfe. "Ma finora nessuno è riuscito a capire come sarebbe stato possibile falsificare la Sindone. Delle due, l'una: o è autentica, o è opera di un genio, di un Leonardo da Vinci, tant'è che qualcuno è convinto che sia stato l'autore della Gioconda a fabbricarla, sebbene le date non coincidano". Il nuovo test al carbonio 14 potrebbe dunque dirimere o perlomeno riaccendere la questione, retrodatando il lenzuolo all'epoca di Cristo. Ed è possibile che il documentario nasconda un'altra sorpresa: "Quando la Sindone è stata fotografata per la prima volta, svelò l'immagine negativa, molto più netta di quella sul lenzuolo", conclude Rolfe. "Quando è stata scannerizzata per la prima volta, ha rivelato un'immagine tridimensionale. Noi l'abbiamo filmata per la prima volta in alta definizione". E cosa si vede? "Sto andando a montare le immagini. Lo scoprirete il Sabato Santo". Amen.
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ICONE:MISTERO DEL VOLTO DI CRISTO
volto di Cristo
Antiche Icone russe dalla Collezione Orler
Un’altra prestigiosa mostra di icone russe provenienti dalla Collezione Orler verrà prossimamente allestita presso il complesso monumentale più importante di Torino e simbolo stesso della cristianità: nella Chiesa inferiore del Duomo. Mai luogo più adeguato, in quanto, come ben si sa, è qui che si conserva il prezioso telo della Sacra Sindone, considerata da molti l’impronta originaria di Cristo sul lenzuolo che lo avvolse nel sepolcro. Sarà interessante, così raffrontare l’immagine sindonica, con tante icone della tradizione ortodossa e con il volto del Mandylion. La famiglia Orler possiede una fra le più importanti collezioni private di icone russe al mondo, che vanno dal XV al XIX secolo, vantando molti pezzi di altissimo valore artistico. Da diversi anni è divenuta consuetudine organizzare importanti mostre in Italia che si pongono l’obiettivo di divulgare sia la Collezione (costituita da un corpus di 2000 icone provenienti dai più importanti centri iconografici della Russia), sia l’arte sacra in qualità dell’elemento etico che è in grado di trasmettere. La grande diffusione che in questi anni conferma il forte interesse che l’icona suscita, può forse essere la testimonianza di un’inversione culturale che vede l’uomo bisognoso di riferimenti etici e momenti che incrementino la spiritualità. L’icona, infatti, lontana da ogni forma di idolatria è legata ad una salda teologia. Sopravvissuta alle lotte ideologiche che non ammettendo l’incarnazione di Cristo, ne negarono ogni sua rappresentazione, dall’843 uscì vittoriosa grazie al trionfo stesso dell’Ortodossia contro le eresie. La Russia, luogo in cui la sua arte fiorì, fu culla della fede ortodossa. L’icona, per secoli immersa nei movimenti del cuore, nelle orazioni degli infelici, ne ha carpito la forza che ora esprime. Il suo linguaggio liturgico vede la convergenza di dogma, dottrina, poesia, metafora e silenzio. Già dalla prima metà del IV secolo ritroviamo le icone più antiche. Ma il periodo di maggior splendore avviene più tardi, inizia con la rinascita dello stato nazionale e la fioritura di uno straordinario movimento monastico iniziato tra la fine del XIV e l’inizio dell’ XV secolo. Se l’icona è il “luogo in cui il mistero si fa presente”, nessun particolare può essere trascurato: a partire dalla preparazione e scelta della tavola, alla ritualità che vede la selezione e composizione dei colori.
Collezione Orler
Icone Russe dal XVI al XIX secolo
Ma il periodo di maggior splendore avviene più tardi, inizia con la rinascita dello stato nazionale e la fioritura di uno straordinario movimento monastico iniziato tra la fine del XIV e l’inizio dell’ XV secolo. Se l’icona è il “luogo in cui il mistero si fa presente”, nessun particolare può essere trascurato: a partire dalla preparazione e scelta della tavola, alla ritualità che vede la selezione e composizione dei colori. Infatti, non è solo frutto della creatività artistica, gli iconografi utilizzano tuttora manuali che indicano quali siano i veri tratti del volto di Cristo, di Maria e dei santi e nella trasposizione, ne danno un interpretazione in chiave simbolica. Simboli decodificati secondo il pensiero dei Padri della Chiesa orientale. Il pittore non firma l’opera perché sa di aver compiuto un servizio, una vocazione, tutto appartiene all’eterno mistero di Dio. Le icone hanno un ruolo fondamentale nella devozione sia pubblica che privata, sono infatti considerate protettrici della famiglia. Il fedele ortodosso, a loro, prima ancora degli abitanti della casa, porge il suo saluto. La prima volta che Davide Orler ebbe tra le mani un’icona russa, non poteva immaginare la sconvolgente influenza che questa gli avrebbe comportato. Il suo primo incontro avvenne grazie alla conoscenza di un gruppo di studenti del Bolshoi di Mosca che gliene offrirono alcune. Qualcosa scattò in lui, tanto che da quel momento, cominciò a raccoglierle. La collezione Orler è oggi un così grande patrimonio che è ammirata dalla stessa Russia. Possiamo dire che lo sforzo che ha motivato questa cospicua raccolta, raggiunge il suo vero scopo nella divulgazione e nell’aiuto a comprendere le icone, tenendo conto che in fondo questo coincide anche, con il vero motivo per il quale esse sono nate: proporsi alla contemplazione silenziosa dello spettatore, offrendo a ciascuno la possibilità di ottenere riflessi di quella realtà profonda che sfugge alla superficialità delle nostre giornate. Roma, Milano, Bologna, Venezia, Viterbo, Firenze, Monreale, sono solo alcune delle città che hanno ospitato la Collezione, inoltre è per merito di un lascito della Famiglia Orler che si è potuto istituire, al Palazzo Leone Montanari di Vicenza, il Museo di Icone Russe.
Chiesa Inferiore della Cattedrale di Torino
24 marzo – 6 maggio 2007
http://www.teknemedia.net/archivi/2007/3/24/mostra/21171.html
Antiche Icone russe dalla Collezione Orler
Un’altra prestigiosa mostra di icone russe provenienti dalla Collezione Orler verrà prossimamente allestita presso il complesso monumentale più importante di Torino e simbolo stesso della cristianità: nella Chiesa inferiore del Duomo. Mai luogo più adeguato, in quanto, come ben si sa, è qui che si conserva il prezioso telo della Sacra Sindone, considerata da molti l’impronta originaria di Cristo sul lenzuolo che lo avvolse nel sepolcro. Sarà interessante, così raffrontare l’immagine sindonica, con tante icone della tradizione ortodossa e con il volto del Mandylion. La famiglia Orler possiede una fra le più importanti collezioni private di icone russe al mondo, che vanno dal XV al XIX secolo, vantando molti pezzi di altissimo valore artistico. Da diversi anni è divenuta consuetudine organizzare importanti mostre in Italia che si pongono l’obiettivo di divulgare sia la Collezione (costituita da un corpus di 2000 icone provenienti dai più importanti centri iconografici della Russia), sia l’arte sacra in qualità dell’elemento etico che è in grado di trasmettere. La grande diffusione che in questi anni conferma il forte interesse che l’icona suscita, può forse essere la testimonianza di un’inversione culturale che vede l’uomo bisognoso di riferimenti etici e momenti che incrementino la spiritualità. L’icona, infatti, lontana da ogni forma di idolatria è legata ad una salda teologia. Sopravvissuta alle lotte ideologiche che non ammettendo l’incarnazione di Cristo, ne negarono ogni sua rappresentazione, dall’843 uscì vittoriosa grazie al trionfo stesso dell’Ortodossia contro le eresie. La Russia, luogo in cui la sua arte fiorì, fu culla della fede ortodossa. L’icona, per secoli immersa nei movimenti del cuore, nelle orazioni degli infelici, ne ha carpito la forza che ora esprime. Il suo linguaggio liturgico vede la convergenza di dogma, dottrina, poesia, metafora e silenzio. Già dalla prima metà del IV secolo ritroviamo le icone più antiche. Ma il periodo di maggior splendore avviene più tardi, inizia con la rinascita dello stato nazionale e la fioritura di uno straordinario movimento monastico iniziato tra la fine del XIV e l’inizio dell’ XV secolo. Se l’icona è il “luogo in cui il mistero si fa presente”, nessun particolare può essere trascurato: a partire dalla preparazione e scelta della tavola, alla ritualità che vede la selezione e composizione dei colori.
Collezione Orler
Icone Russe dal XVI al XIX secolo
Ma il periodo di maggior splendore avviene più tardi, inizia con la rinascita dello stato nazionale e la fioritura di uno straordinario movimento monastico iniziato tra la fine del XIV e l’inizio dell’ XV secolo. Se l’icona è il “luogo in cui il mistero si fa presente”, nessun particolare può essere trascurato: a partire dalla preparazione e scelta della tavola, alla ritualità che vede la selezione e composizione dei colori. Infatti, non è solo frutto della creatività artistica, gli iconografi utilizzano tuttora manuali che indicano quali siano i veri tratti del volto di Cristo, di Maria e dei santi e nella trasposizione, ne danno un interpretazione in chiave simbolica. Simboli decodificati secondo il pensiero dei Padri della Chiesa orientale. Il pittore non firma l’opera perché sa di aver compiuto un servizio, una vocazione, tutto appartiene all’eterno mistero di Dio. Le icone hanno un ruolo fondamentale nella devozione sia pubblica che privata, sono infatti considerate protettrici della famiglia. Il fedele ortodosso, a loro, prima ancora degli abitanti della casa, porge il suo saluto. La prima volta che Davide Orler ebbe tra le mani un’icona russa, non poteva immaginare la sconvolgente influenza che questa gli avrebbe comportato. Il suo primo incontro avvenne grazie alla conoscenza di un gruppo di studenti del Bolshoi di Mosca che gliene offrirono alcune. Qualcosa scattò in lui, tanto che da quel momento, cominciò a raccoglierle. La collezione Orler è oggi un così grande patrimonio che è ammirata dalla stessa Russia. Possiamo dire che lo sforzo che ha motivato questa cospicua raccolta, raggiunge il suo vero scopo nella divulgazione e nell’aiuto a comprendere le icone, tenendo conto che in fondo questo coincide anche, con il vero motivo per il quale esse sono nate: proporsi alla contemplazione silenziosa dello spettatore, offrendo a ciascuno la possibilità di ottenere riflessi di quella realtà profonda che sfugge alla superficialità delle nostre giornate. Roma, Milano, Bologna, Venezia, Viterbo, Firenze, Monreale, sono solo alcune delle città che hanno ospitato la Collezione, inoltre è per merito di un lascito della Famiglia Orler che si è potuto istituire, al Palazzo Leone Montanari di Vicenza, il Museo di Icone Russe.
Chiesa Inferiore della Cattedrale di Torino
24 marzo – 6 maggio 2007
http://www.teknemedia.net/archivi/2007/3/24/mostra/21171.html
SINDONE:NUOVE ANALISI
Le analisi sulla Sindone potrebbero essere sbagliate
Intervista a Emanuela Marinelli, autrice di vari libri sull
di Antonio Gaspari
ROMA, giovedì, 7 febbraio 2008 (ZENIT.org).- La Sindone torna a far parlare di sé. Il mistero dell'uomo impresso sul telo continua a far discutere gli scienziati.
L'ultimo in ordine di tempo è stato Christopher Bronk Ramsey, Direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford, uno dei tre laboratori, con Tucson e Zurigo, che datarono la Sindone nel 1988.
Il dottor Ramsey, in una intervista registrata dalla BBC che sarà trasmessa in Gran Bretagna il prossimo 22 marzo, ha ammesso che le rilevazioni fatte allora sulla Sindone, secondo le quali avrebbe avuto origine nel Medioevo, "potrebbero essere messe in discussione".
A rivelare le dichiarazioni di Christopher Bronk Ramsey, è stato monsignor Giuseppe Ghiberti, Presidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, durante una conferenza svoltasi a Novara e ripresa in prima pagina dal quotidiano "La Stampa" (26 gennaio 2008).
Secondo nuove scoperte, la tecnologia meno raffinata di vent'anni fa non sarebbe stata in grado di distinguere il carbonio originale del telo da quello acquisito dall'inquinamento ambientale.
Per capire in che modo queste dichiarazioni potrebbero gettare nuova luce sull'origine della Sindone, ZENIT ha intervistato Emanuela Marinelli, docente di Scienze Naturali e Geologiche, autrice di vari libri sulla Sindone e animatrice, insieme al fratello Maurizio Marinelli, del sito internet www.sindone.info.
Che cosa c'è di nuovo? Qual è la notizia?
Marinelli: Il 21 gennaio la Sindone è stata trasferita nella sacrestia nuova del Duomo di Torino per consentire un controllo della teca ad alta tecnologia in cui è conservata. In questa occasione i tecnici della società novarese Hal 9000 hanno effettuato riprese video e 1.650 fotografie che permetteranno la realizzazione di un'immagine ad altissima risoluzione, utile anche per studi scientifici. Il primo risultato è visibile su una parete del Duomo di Novara a partire dal 6 febbraio e fino al 30 marzo: un ingrandimento della Sindone di 21 per 9 metri, elemento centrale del progetto "Passio 2008" che animerà, con oltre cento appuntamenti, la Quaresima della Diocesi di Novara su iniziativa dell'Associazione Culturale «La nuova Regaldi». La gigantografia della Sindone verrà successivamente inviata a Sidney per la Giornata Mondiale della Gioventù.
Intorno alla reliquia ha pure lavorato una troupe della BBC che sta realizzando un film del regista David Rolfe. Il documentario andrà in onda in Gran Bretagna il 22 marzo, Sabato Santo.
Monsignor Giuseppe Ghiberti, Presidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, intervenuto a Novara in un convegno dell'associazione culturale «La nuova Regaldi», ha anticipato i contenuti dell'intervista a Christopher Bronk Ramsey, archeologo, Direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford, che apparirà nel film della BBC. Monsignor Ghiberti ha riferito, in particolare, le importanti dichiarazioni che il dottor Ramsey avrebbe fatto in relazione alla datazione del 1988 che collocò l'origine della Sindone nel Medioevo: "è possibile che ci sia stato un errore". Dunque quei risultati potrebbero essere messi in discussione dall'evoluzione tecnologica che ha reso nel frattempo più raffinata l'osservazione del carbonio 14.
Le dichiarazioni alla BBC del Direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford riaprono il dibattito sulla datazione della Sindone?
Marinelli: Il dibattito in realtà non si è mai chiuso, ma adesso la novità proviene da un autorevole esponente del fronte dei cosiddetti "carbonisti", coloro che effettuano le datazioni e in genere difendono i loro risultati, tranne nei casi clamorosi di età assurde per il reperto esaminato, errori che di solito vengono spiegati dagli analisti stessi. Per la Sindone però non vollero sentire ragioni.
Ora il dottor Ramsey, pur precisando in un comunicato fatto pervenire a L'ItaloEuropeo il 31 gennaio che personalmente non ritiene che i nuovi studi possano mettere in discussione l'accuratezza della datazione radiocarbonica effettuata, è disposto a considerare con mente aperta tutte le proposte serie che spieghino perché quella datazione potrebbe non essere corretta e a condurre ulteriori esperimenti per verificare tali ipotesi. È una considerevole apertura.
Quanti e quali sindonologi aveva messo in dubbio l'analisi fatta sul lino della Sindone? E quali erano le loro argomentazioni?
Marinelli: Tutti i sindonologi del mondo, e sono centinaia, avevano contestato quel verdetto assurdo. Solo chi aveva condotto le analisi si ostinava a difenderlo, ovviamente insieme ai negatori dell'autenticità, gente che ha per la Sindone un rifiuto aprioristico, per partito preso.
Fra i sindonologi ci sono molti scienziati, anche non cattolici, che avevano giudicato l'angolo del prelievo non rappresentativo dell'intero lenzuolo per le manipolazioni subite, oltre a tutte le altre vicissitudini attraversate dalla reliquia.
Fra le varie ricerche condotte in merito spicca quella del chimico Raymond Rogers che ha dimostrato come quell'angolo sia stato addirittura rammendato. I suoi risultati sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista Thermochimica Acta, Vol. 425, 2005.
Quali sono le ragioni che la convincono circa l'autenticità della Sindone?
Marinelli: Tutte le ricerche confermano che quel lenzuolo proviene dalla Palestina dell'epoca di Cristo ed ha avvolto il cadavere di un crocifisso che può essere solo Gesù. Per approfondire tutte le ragioni dell'autenticità consiglio di visitare il sito www.sindone.info.
Cosa accadrà adesso, si rifaranno le analisi?
Marinelli: Il dottor Ramsey è già all'opera per verificare la nuova ipotesi che tiene conto delle condizioni in cui è stata conservata la reliquia. Il risultato sarà annunciato nel documentario della BBC. Per il momento non ha specificato se sta lavorando su un campione della Sindone o su altro materiale. Monsignor Ghiberti dal canto suo il 31 gennaio ha precisato: "Non sono a conoscenza di altri esami e a me non risulta che vi siano in giro campioni di materiale sindonico". Però i tre laboratori che datarono la Sindone potrebbero non aver usato tutto il materiale che fu loro affidato: David Sox, che fu presente durante il test del 1988 condotto a Zurigo, scrisse nel suo libro "The Shroud unmasked" che in quel laboratorio il campione fu diviso in due e una metà fu conservata per eventuali ulteriori esami.
Cosa occorre ancora per dichiarare la Sindone autentica?
Marinelli: Nulla. Abbiamo già un'impressionante mole di dati a favore dell'autenticità. Ne cito uno per tutti: la Sindone ha una speciale tipologia della cimosa e una particolare cucitura che hanno trovato riscontro solo in tessuti rinvenuti a Masada, la località della Palestina che cadde nelle mani dei Romani nel 74 d.C. e non fu più abitata. Queste stoffe sicuramente giudaiche e sicuramente dell'epoca di Cristo sono riemerse dalla polvere della storia solo pochi anni fa, durante una campagna di scavi archeologici. Quale falsario medievale poteva essere a conoscenza delle manifatture giudaiche del primo secolo? Di che nuovi esami abbiamo bisogno? Per l'autenticità non serve altro. Se ulteriori analisi ci saranno, ben vengano, ma saranno solo conferme di quanto già sappiamo. L'unico mistero che rimane è l'origine dell'immagine: quel cadavere ha impresso nel lenzuolo il suo negativo come con una radiazione. È la luce di cui abbiamo bisogno per capire che non serve altro.
Intervista a Emanuela Marinelli, autrice di vari libri sull
di Antonio Gaspari
ROMA, giovedì, 7 febbraio 2008 (ZENIT.org).- La Sindone torna a far parlare di sé. Il mistero dell'uomo impresso sul telo continua a far discutere gli scienziati.
L'ultimo in ordine di tempo è stato Christopher Bronk Ramsey, Direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford, uno dei tre laboratori, con Tucson e Zurigo, che datarono la Sindone nel 1988.
Il dottor Ramsey, in una intervista registrata dalla BBC che sarà trasmessa in Gran Bretagna il prossimo 22 marzo, ha ammesso che le rilevazioni fatte allora sulla Sindone, secondo le quali avrebbe avuto origine nel Medioevo, "potrebbero essere messe in discussione".
A rivelare le dichiarazioni di Christopher Bronk Ramsey, è stato monsignor Giuseppe Ghiberti, Presidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, durante una conferenza svoltasi a Novara e ripresa in prima pagina dal quotidiano "La Stampa" (26 gennaio 2008).
Secondo nuove scoperte, la tecnologia meno raffinata di vent'anni fa non sarebbe stata in grado di distinguere il carbonio originale del telo da quello acquisito dall'inquinamento ambientale.
Per capire in che modo queste dichiarazioni potrebbero gettare nuova luce sull'origine della Sindone, ZENIT ha intervistato Emanuela Marinelli, docente di Scienze Naturali e Geologiche, autrice di vari libri sulla Sindone e animatrice, insieme al fratello Maurizio Marinelli, del sito internet www.sindone.info.
Che cosa c'è di nuovo? Qual è la notizia?
Marinelli: Il 21 gennaio la Sindone è stata trasferita nella sacrestia nuova del Duomo di Torino per consentire un controllo della teca ad alta tecnologia in cui è conservata. In questa occasione i tecnici della società novarese Hal 9000 hanno effettuato riprese video e 1.650 fotografie che permetteranno la realizzazione di un'immagine ad altissima risoluzione, utile anche per studi scientifici. Il primo risultato è visibile su una parete del Duomo di Novara a partire dal 6 febbraio e fino al 30 marzo: un ingrandimento della Sindone di 21 per 9 metri, elemento centrale del progetto "Passio 2008" che animerà, con oltre cento appuntamenti, la Quaresima della Diocesi di Novara su iniziativa dell'Associazione Culturale «La nuova Regaldi». La gigantografia della Sindone verrà successivamente inviata a Sidney per la Giornata Mondiale della Gioventù.
Intorno alla reliquia ha pure lavorato una troupe della BBC che sta realizzando un film del regista David Rolfe. Il documentario andrà in onda in Gran Bretagna il 22 marzo, Sabato Santo.
Monsignor Giuseppe Ghiberti, Presidente della Commissione diocesana per la Sindone di Torino, intervenuto a Novara in un convegno dell'associazione culturale «La nuova Regaldi», ha anticipato i contenuti dell'intervista a Christopher Bronk Ramsey, archeologo, Direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford, che apparirà nel film della BBC. Monsignor Ghiberti ha riferito, in particolare, le importanti dichiarazioni che il dottor Ramsey avrebbe fatto in relazione alla datazione del 1988 che collocò l'origine della Sindone nel Medioevo: "è possibile che ci sia stato un errore". Dunque quei risultati potrebbero essere messi in discussione dall'evoluzione tecnologica che ha reso nel frattempo più raffinata l'osservazione del carbonio 14.
Le dichiarazioni alla BBC del Direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford riaprono il dibattito sulla datazione della Sindone?
Marinelli: Il dibattito in realtà non si è mai chiuso, ma adesso la novità proviene da un autorevole esponente del fronte dei cosiddetti "carbonisti", coloro che effettuano le datazioni e in genere difendono i loro risultati, tranne nei casi clamorosi di età assurde per il reperto esaminato, errori che di solito vengono spiegati dagli analisti stessi. Per la Sindone però non vollero sentire ragioni.
Ora il dottor Ramsey, pur precisando in un comunicato fatto pervenire a L'ItaloEuropeo il 31 gennaio che personalmente non ritiene che i nuovi studi possano mettere in discussione l'accuratezza della datazione radiocarbonica effettuata, è disposto a considerare con mente aperta tutte le proposte serie che spieghino perché quella datazione potrebbe non essere corretta e a condurre ulteriori esperimenti per verificare tali ipotesi. È una considerevole apertura.
Quanti e quali sindonologi aveva messo in dubbio l'analisi fatta sul lino della Sindone? E quali erano le loro argomentazioni?
Marinelli: Tutti i sindonologi del mondo, e sono centinaia, avevano contestato quel verdetto assurdo. Solo chi aveva condotto le analisi si ostinava a difenderlo, ovviamente insieme ai negatori dell'autenticità, gente che ha per la Sindone un rifiuto aprioristico, per partito preso.
Fra i sindonologi ci sono molti scienziati, anche non cattolici, che avevano giudicato l'angolo del prelievo non rappresentativo dell'intero lenzuolo per le manipolazioni subite, oltre a tutte le altre vicissitudini attraversate dalla reliquia.
Fra le varie ricerche condotte in merito spicca quella del chimico Raymond Rogers che ha dimostrato come quell'angolo sia stato addirittura rammendato. I suoi risultati sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista Thermochimica Acta, Vol. 425, 2005.
Quali sono le ragioni che la convincono circa l'autenticità della Sindone?
Marinelli: Tutte le ricerche confermano che quel lenzuolo proviene dalla Palestina dell'epoca di Cristo ed ha avvolto il cadavere di un crocifisso che può essere solo Gesù. Per approfondire tutte le ragioni dell'autenticità consiglio di visitare il sito www.sindone.info.
Cosa accadrà adesso, si rifaranno le analisi?
Marinelli: Il dottor Ramsey è già all'opera per verificare la nuova ipotesi che tiene conto delle condizioni in cui è stata conservata la reliquia. Il risultato sarà annunciato nel documentario della BBC. Per il momento non ha specificato se sta lavorando su un campione della Sindone o su altro materiale. Monsignor Ghiberti dal canto suo il 31 gennaio ha precisato: "Non sono a conoscenza di altri esami e a me non risulta che vi siano in giro campioni di materiale sindonico". Però i tre laboratori che datarono la Sindone potrebbero non aver usato tutto il materiale che fu loro affidato: David Sox, che fu presente durante il test del 1988 condotto a Zurigo, scrisse nel suo libro "The Shroud unmasked" che in quel laboratorio il campione fu diviso in due e una metà fu conservata per eventuali ulteriori esami.
Cosa occorre ancora per dichiarare la Sindone autentica?
Marinelli: Nulla. Abbiamo già un'impressionante mole di dati a favore dell'autenticità. Ne cito uno per tutti: la Sindone ha una speciale tipologia della cimosa e una particolare cucitura che hanno trovato riscontro solo in tessuti rinvenuti a Masada, la località della Palestina che cadde nelle mani dei Romani nel 74 d.C. e non fu più abitata. Queste stoffe sicuramente giudaiche e sicuramente dell'epoca di Cristo sono riemerse dalla polvere della storia solo pochi anni fa, durante una campagna di scavi archeologici. Quale falsario medievale poteva essere a conoscenza delle manifatture giudaiche del primo secolo? Di che nuovi esami abbiamo bisogno? Per l'autenticità non serve altro. Se ulteriori analisi ci saranno, ben vengano, ma saranno solo conferme di quanto già sappiamo. L'unico mistero che rimane è l'origine dell'immagine: quel cadavere ha impresso nel lenzuolo il suo negativo come con una radiazione. È la luce di cui abbiamo bisogno per capire che non serve altro.
mercoledì 9 gennaio 2008
LA SINDONE-DONATO CALABRESE
LA SINDONE-DONATO CALABRESE
Cosa c’entra il tessuto Sindonico con la persona di Gesù? Questa è la domanda che molti possono farsi e che a tutt’oggi rappresenta l’interrogativo di fondo degli Studiosi che si avvicinano alla Sindone.
La prima domanda che dobbiamo porci è se questo telo risale al tempo di Gesù. La seconda è conseguente: se le impronte presenti sul telo sono proprio quelle della Sindone che avvolse il corpo di Gesù dopo la sua morte in croce. La terza, invece, è relativa alla domanda sulla formazione delle impronte. Come si è formata l’immagine Sindonica. Ed è appunto la terza che potrebbe interessare particolarmente il nostro discorso sulla risurrezione di Gesù.
Intanto partiamo da una breve descrizione del lenzuolo: Si tratta di un tessuto lino tessuto a spina di pesce, lungo 442 centimetri e largo 113 centimetri.
Un primo particolare attira la nostra attenzione: la tessitura a spina di pesce. Si tratta di un tipo di tessitura che rende verosimile l'origine del tessuto nell'area siro-palestinese(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
La palinologia, ovvero lo studio dei pollini, ha recato un altro considerevole contributo allo studio della Sindone. Infatti, già nel 1973 la ricerca di Max Frei, esperto in indagini criminali attraverso la rilevazione di microtracce, aveva confermato la presenza, sul lenzuolo della Sindone, di pollini presenti solo in un'area mediorientale. Delle 58 specie identificate da Frei solo 17 crescono in Europa.
Altri indizi: presenza di aloe e mirra; la presenza di un tipo di carbonato di calcio (aragonite) simile a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme; tracce sugli occhi di monete coniate il 29 d.C. sotto Ponzio Pilato; una cucitura laterale identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche del primo secolo rinvenute a Masada, un’altura vicina al Mar Morto(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
Anche il prof. Avinoam Danin, botanico della Hebrew University di Gerusalemme, si è pronunciato sui pollini presenti sulla Sindone. In particolare vi sono alcune specie di piante che crescono insieme solo nella zona di Gerusalemme, tra cui il Cistus Creticus, la Gundelia tournefortii e lo Zygophyllum dumosum Boiss (http://www.sindone.org/it/ostens/sindstam/congr6gi.htm).
Così il 16 giugno 1999 il quotidiano IL MESSAGGERO, pubblicò la notizia: "Tracce di polline di piante tipiche di Gerusalemme e del vicino deserto di Giudea sono state rinvenute nella Sindone in un nuova ricerca condotta da due scienziati israeliani che conferma indicazioni precedenti. Lo studio è stato condotto dai professori Avinoam Danin e Uri Baruch dell'Università di Gerusalemme"(Il Messaggero, 16 giugno 1999, Esteri).
Un altro contributo alla nostra indagine, ci viene dalla Numismatica. Grazie al computer ed alla lettura digitale, sono state riscontrate, sul telo sindonico, tracce di monete romane del I secolo d.C.: si tratta di due monete rinvenute nelle prossimità delle orbite degli occhi dell’Uomo della Sindone. I numismatici hanno verificato che le due monete sono il Dilepton Lituus e il Simpulum,
coniate e in uso durante l’epoca di Tiberio dal procuratore della Giudea al tempo di Gesù, Ponzio Pilato. Le due monete, analizzate al computer, proverebbero che, diversamente dalla datazione al Radiocarbonio, che nega l’antichità e l’autenticità come lenzuolo funebre di Cristo, l'età della Sindone è di molto antecedente. Infatti, le due monete ora citate, coinciderebbero con l'epoca della morte di Gesù. Infatti, porre delle monete sugli occhi del morto era consuetudine ebraica, confermata da altri ritrovamenti di crani di 2000 anni fa al cui interno erano state rinvenute monete, cadute nelle cavità orbitali.
Le monete recano la scritta «Tiberiu Kaisaros», invece di «Tiberiou Kaisaros», come avrebbero dovuto essere. Era stato proprio Ponzio Pilato, procuratore dell’imperatore Tiberio – come scrive Antonio Persili nel suo libro Sulle tracce del Cristo Risorto - ad emettere monete con questo errore grafico. Ciò esclude ogni possibilità che la tela della Sindone non sia autentica: essa certamente risale al tempo di Gesù e si trova in Giudea al tempo di Ponzio Pilato.
Dopo aver verificato la localizzazione del tessuto sindonico nell'area Palestinese e dopo aver visto, grazie al contributo invisibile delle tracce di monete che il tempo a cui risale è pressappoco quello in cui muore Gesù di Nazaret, con l'aiuto del Collegamento Pro Sindone vediamo perché la Sindone è il lenzuolo funerario di Cristo
"C'è una perfetta coincidenza tra le narrazioni dei quattro Vangeli sulla Passione di Cristo e quanto si osserva sulla Sindone, anche riguardo ai particolari "personalizzati" del supplizio.
* La flagellazione come pena a sé stante, troppo abbondante per essere il preludio della crocifissione (120 colpi invece degli ordinari 21).
* La coronazione di spine, fatto del tutto insolito.
* Il trasporto del patibulum.
* La sospensione ad una croce con i chiodi invece delle più comuni corde.
* L'assenza di crurifragio.
* La ferita al costato inferta dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero.
* Il mancato lavaggio del cadavere (per la morte violenta e una sepoltura affrettata).
* L'avvolgimento del corpo in un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba propria invece della fine in una fossa comune.
* Il breve tempo di permanenza nel lenzuolo(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
Ed è sempre lo stesso Collegamento Pro Sindone, che in tre punti indica come la Sindone sia un Segno della risurrezione di Cristo:
"Il corpo dell'Uomo della Sindone non presenta il minimo segno di putrefazione; è rimasto avvolto nel lenzuolo per un tempo di 30-36 ore.
La formazione dell'immagine potrebbe essere spiegata con un effetto fotoradiante connesso alla Risurrezione.
Non c'è traccia di spostamento del lenzuolo sul corpo. È come se questo avesse perso all'improvviso il suo volume"(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
Queste deduzioni sono confermate anche nel Documento del IV Symposium Scientifique International du CIELT, tenutosi a Parigi nei giorni 25-26 aprile del 2002. In tale documento, raggiungibile attraverso il sito del Collegamento pro Sindone, è scritto, tra l'altro:
"...le caratteristiche tridimensionali dell'immagine corporea conducono all'ipotesi di una radiazione come causa della formazione dell'immagine perché una sorgente che agisce a distanza con un effetto inversamente proporzionale alla distanza, almeno per definizione è chiamato radiazione (Gonella 1984).
Il fatto che l'immagine corporea penetri nel lenzuolo per una profondità di non più di poche fibrille di lino sulla corona dei fili, suggerisce l'ipotesi di un lampo di energia.
L'aloe ha un effetto catalitico se un campo elettromagnetico (come la luce) agisce su un lenzuolo di lino e su di esso forma un immagine.
I contorni ben definiti delle macchie di sangue fanno pensare che non vi furono movimenti fra cadavere e ST (Sindone Torino, n.d.a. di questo sito). dopo la deposizione nella tomba...
...
La scienza ha inoltre verificato che il sangue fu impresso sulla ST prima dell'immagine corporea e che il processo di fibrinolisi(ridiscioglimento dei coaguli a contatto con il lenzuolo imbevuto di aloe e mirra) durò dalle 10 alle 40 ore; che il corpo umano fu avvolto per un tempo non superiore alle 40 ore perché non si riscontrano segni di putrefazione.
Ma c'è un ultimo dato che ci interessa da vicino. Le macchie di sangue dell'uomo della Sindone, appartengono alla specie umana. Si tratta di sangue umano maschile di gruppo AB che all'analisi del DNA è risultato molto antico. Il sangue è dello stesso tipo di quello riscontrato sul Sudario conservato nella Cattedrale di Oviedo (Spagna), una tela di 83 x 52 cm che presenta numerose macchie di sangue simmetriche, passate da una parte all'altra mentre era piegata in due. La tradizione la definisce Santo Sudario o Sagrado Rostro, cioè Sacro Volto. La preziosa stoffa giunse ad Oviedo nel IX secolo, in un'Arca Santa di legno con altre reliquie, proveniente dall'Africa settentrionale. Il sangue presente sul Sudario è umano, appartiene al gruppo AB e il DNA presenta profili genetici simili a quelli rilevati sulla Sindone. Il Centro Español de Sindonologia (http://www.linteum.com) ha ulteriori informazioni sul Sudario di Oviedo nel suo website.
Anche il confronto con il sangue del miracolo eucaristico di Lanciano (Chieti) mostra dati convergenti. Qui nel sec. VIII, nella chiesa di san Legonziano, nelle mani di un monaco basiliano che dubitava della presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche, al momento della consacrazione, l'ostia diventò carne e il vino si mutò in sangue. Dalle indagini compiute nel 1970 da Odoardo Linoli, libero docente in anatomia e istologia patologica e in chimica e microscopia clinica all'Università di Siena, risultò che la carne è vero tessuto miocardico di un cuore umano e il sangue è autentico sangue umano del gruppo AB(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
Ma non sono solo le impronte delle monete a far propendere per un'identificazione del lenzuolo con la Sindone che ha avvolto il corpo di Gesù morto. Altri studi, compiuti da Andrè Marion e Anne-Laure Courage hanno portato alla luce delle scritte presenti sulla Sindone, di cui risulta interessante la scritta maiuscola NAZARENUS, e quella, appena sotto il mento, in greco maiuscolo, HSOU, cioè IESOU; la I è probabilmente caduta o si è cancellata. Sono state trovate ancora altre scritte, non solo nei pressi del Volto, ma anche in varie altre parti del telo sindonico.
Considerato tutto questo, torniamo a verificare quanto scrive don Antonio Persili nel suo libro Sulle tracce del Cristo Risorto:
“La risurrrezione è avvenuta con una esplosione di energia, che ha influito su tutti gli elementi presenti sulla pietra sepolcrale: il corpo di Gesù, gli aromi, le fasce, il sudario, le tele in genere, la Sindone....
I fenomeni, provocati dalla risurrezione, si possono dividere in tre gruppi: fenomeni di sparizione, fenomeni di posizione delle tele, fenomeni di impressione delle immagini”(Antonio Persili, Sulle tracce del Cristo Risorto, Edizioni C.P.R., seconda ristampa 2000, 230).
Nel sepolcro sono scomparsi sia il corpo di Gesù che gli aromi. Quanto cioè fosse di più pesante (solo gli aromi pesavano 100 libbre, cioè 32 chili e 700 grammi circa), mentre invece erano rimasti gli elementi più leggeri, come la Sindone, le bende, etc.
La posizione delle tele - perché ormai accettiamo la tesi di Persili - dimostra che il corpo di Gesù è scomparso dall’interno di queste tele, senza sfasciarle. Una scomparsa spiegabile solo con la sua risurrezione. Quindi il lenzuolo che ha avvolto il corpo di Gesù di Nazaret, con la formazione dell’immagine su di esso, è divenuto il primo testimone visibile, anche se silenzioso, della risurrezione; la prima reliquia di questo straordinario evento storico.
Nelle testimonianze evangeliche circa il sepolcro vuoto, non c’è presenza di aromi sulla pietra sepolcrale. Eppure Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea avevano comprato, per il rito di sepoltura, 100 libbre, di una mistura di mirra ed aloe. Come spiegare la sparizione di questi aromi, di cui Pietro nella sua ricognizione nella tomba non fa assoluta menzione?
Solo con questa luce improvvisa sprigionatasi dal corpo di Cristo si può spiegare questa dissoluzione degli aromi. Una luce che può aver dissolto quasi 33 chili di misture aromatiche. La sparizione degli aromi accompagnata anche, secondo Persili, da un fenomeno concomitante come l’improvviso asciugamento delle tele che avvolgevano il corpo di Gesù”(Cfr. Antonio Persili, Sulle tracce del Cristo Risorto, Edizioni C.P.R., seconda ristampa 2000, 232).
Cosa c’entra il tessuto Sindonico con la persona di Gesù? Questa è la domanda che molti possono farsi e che a tutt’oggi rappresenta l’interrogativo di fondo degli Studiosi che si avvicinano alla Sindone.
La prima domanda che dobbiamo porci è se questo telo risale al tempo di Gesù. La seconda è conseguente: se le impronte presenti sul telo sono proprio quelle della Sindone che avvolse il corpo di Gesù dopo la sua morte in croce. La terza, invece, è relativa alla domanda sulla formazione delle impronte. Come si è formata l’immagine Sindonica. Ed è appunto la terza che potrebbe interessare particolarmente il nostro discorso sulla risurrezione di Gesù.
Intanto partiamo da una breve descrizione del lenzuolo: Si tratta di un tessuto lino tessuto a spina di pesce, lungo 442 centimetri e largo 113 centimetri.
Un primo particolare attira la nostra attenzione: la tessitura a spina di pesce. Si tratta di un tipo di tessitura che rende verosimile l'origine del tessuto nell'area siro-palestinese(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
La palinologia, ovvero lo studio dei pollini, ha recato un altro considerevole contributo allo studio della Sindone. Infatti, già nel 1973 la ricerca di Max Frei, esperto in indagini criminali attraverso la rilevazione di microtracce, aveva confermato la presenza, sul lenzuolo della Sindone, di pollini presenti solo in un'area mediorientale. Delle 58 specie identificate da Frei solo 17 crescono in Europa.
Altri indizi: presenza di aloe e mirra; la presenza di un tipo di carbonato di calcio (aragonite) simile a quello ritrovato nelle grotte di Gerusalemme; tracce sugli occhi di monete coniate il 29 d.C. sotto Ponzio Pilato; una cucitura laterale identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche del primo secolo rinvenute a Masada, un’altura vicina al Mar Morto(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
Anche il prof. Avinoam Danin, botanico della Hebrew University di Gerusalemme, si è pronunciato sui pollini presenti sulla Sindone. In particolare vi sono alcune specie di piante che crescono insieme solo nella zona di Gerusalemme, tra cui il Cistus Creticus, la Gundelia tournefortii e lo Zygophyllum dumosum Boiss (http://www.sindone.org/it/ostens/sindstam/congr6gi.htm).
Così il 16 giugno 1999 il quotidiano IL MESSAGGERO, pubblicò la notizia: "Tracce di polline di piante tipiche di Gerusalemme e del vicino deserto di Giudea sono state rinvenute nella Sindone in un nuova ricerca condotta da due scienziati israeliani che conferma indicazioni precedenti. Lo studio è stato condotto dai professori Avinoam Danin e Uri Baruch dell'Università di Gerusalemme"(Il Messaggero, 16 giugno 1999, Esteri).
Un altro contributo alla nostra indagine, ci viene dalla Numismatica. Grazie al computer ed alla lettura digitale, sono state riscontrate, sul telo sindonico, tracce di monete romane del I secolo d.C.: si tratta di due monete rinvenute nelle prossimità delle orbite degli occhi dell’Uomo della Sindone. I numismatici hanno verificato che le due monete sono il Dilepton Lituus e il Simpulum,
coniate e in uso durante l’epoca di Tiberio dal procuratore della Giudea al tempo di Gesù, Ponzio Pilato. Le due monete, analizzate al computer, proverebbero che, diversamente dalla datazione al Radiocarbonio, che nega l’antichità e l’autenticità come lenzuolo funebre di Cristo, l'età della Sindone è di molto antecedente. Infatti, le due monete ora citate, coinciderebbero con l'epoca della morte di Gesù. Infatti, porre delle monete sugli occhi del morto era consuetudine ebraica, confermata da altri ritrovamenti di crani di 2000 anni fa al cui interno erano state rinvenute monete, cadute nelle cavità orbitali.
Le monete recano la scritta «Tiberiu Kaisaros», invece di «Tiberiou Kaisaros», come avrebbero dovuto essere. Era stato proprio Ponzio Pilato, procuratore dell’imperatore Tiberio – come scrive Antonio Persili nel suo libro Sulle tracce del Cristo Risorto - ad emettere monete con questo errore grafico. Ciò esclude ogni possibilità che la tela della Sindone non sia autentica: essa certamente risale al tempo di Gesù e si trova in Giudea al tempo di Ponzio Pilato.
Dopo aver verificato la localizzazione del tessuto sindonico nell'area Palestinese e dopo aver visto, grazie al contributo invisibile delle tracce di monete che il tempo a cui risale è pressappoco quello in cui muore Gesù di Nazaret, con l'aiuto del Collegamento Pro Sindone vediamo perché la Sindone è il lenzuolo funerario di Cristo
"C'è una perfetta coincidenza tra le narrazioni dei quattro Vangeli sulla Passione di Cristo e quanto si osserva sulla Sindone, anche riguardo ai particolari "personalizzati" del supplizio.
* La flagellazione come pena a sé stante, troppo abbondante per essere il preludio della crocifissione (120 colpi invece degli ordinari 21).
* La coronazione di spine, fatto del tutto insolito.
* Il trasporto del patibulum.
* La sospensione ad una croce con i chiodi invece delle più comuni corde.
* L'assenza di crurifragio.
* La ferita al costato inferta dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero.
* Il mancato lavaggio del cadavere (per la morte violenta e una sepoltura affrettata).
* L'avvolgimento del corpo in un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba propria invece della fine in una fossa comune.
* Il breve tempo di permanenza nel lenzuolo(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
Ed è sempre lo stesso Collegamento Pro Sindone, che in tre punti indica come la Sindone sia un Segno della risurrezione di Cristo:
"Il corpo dell'Uomo della Sindone non presenta il minimo segno di putrefazione; è rimasto avvolto nel lenzuolo per un tempo di 30-36 ore.
La formazione dell'immagine potrebbe essere spiegata con un effetto fotoradiante connesso alla Risurrezione.
Non c'è traccia di spostamento del lenzuolo sul corpo. È come se questo avesse perso all'improvviso il suo volume"(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
Queste deduzioni sono confermate anche nel Documento del IV Symposium Scientifique International du CIELT, tenutosi a Parigi nei giorni 25-26 aprile del 2002. In tale documento, raggiungibile attraverso il sito del Collegamento pro Sindone, è scritto, tra l'altro:
"...le caratteristiche tridimensionali dell'immagine corporea conducono all'ipotesi di una radiazione come causa della formazione dell'immagine perché una sorgente che agisce a distanza con un effetto inversamente proporzionale alla distanza, almeno per definizione è chiamato radiazione (Gonella 1984).
Il fatto che l'immagine corporea penetri nel lenzuolo per una profondità di non più di poche fibrille di lino sulla corona dei fili, suggerisce l'ipotesi di un lampo di energia.
L'aloe ha un effetto catalitico se un campo elettromagnetico (come la luce) agisce su un lenzuolo di lino e su di esso forma un immagine.
I contorni ben definiti delle macchie di sangue fanno pensare che non vi furono movimenti fra cadavere e ST (Sindone Torino, n.d.a. di questo sito). dopo la deposizione nella tomba...
...
La scienza ha inoltre verificato che il sangue fu impresso sulla ST prima dell'immagine corporea e che il processo di fibrinolisi(ridiscioglimento dei coaguli a contatto con il lenzuolo imbevuto di aloe e mirra) durò dalle 10 alle 40 ore; che il corpo umano fu avvolto per un tempo non superiore alle 40 ore perché non si riscontrano segni di putrefazione.
Ma c'è un ultimo dato che ci interessa da vicino. Le macchie di sangue dell'uomo della Sindone, appartengono alla specie umana. Si tratta di sangue umano maschile di gruppo AB che all'analisi del DNA è risultato molto antico. Il sangue è dello stesso tipo di quello riscontrato sul Sudario conservato nella Cattedrale di Oviedo (Spagna), una tela di 83 x 52 cm che presenta numerose macchie di sangue simmetriche, passate da una parte all'altra mentre era piegata in due. La tradizione la definisce Santo Sudario o Sagrado Rostro, cioè Sacro Volto. La preziosa stoffa giunse ad Oviedo nel IX secolo, in un'Arca Santa di legno con altre reliquie, proveniente dall'Africa settentrionale. Il sangue presente sul Sudario è umano, appartiene al gruppo AB e il DNA presenta profili genetici simili a quelli rilevati sulla Sindone. Il Centro Español de Sindonologia (http://www.linteum.com) ha ulteriori informazioni sul Sudario di Oviedo nel suo website.
Anche il confronto con il sangue del miracolo eucaristico di Lanciano (Chieti) mostra dati convergenti. Qui nel sec. VIII, nella chiesa di san Legonziano, nelle mani di un monaco basiliano che dubitava della presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche, al momento della consacrazione, l'ostia diventò carne e il vino si mutò in sangue. Dalle indagini compiute nel 1970 da Odoardo Linoli, libero docente in anatomia e istologia patologica e in chimica e microscopia clinica all'Università di Siena, risultò che la carne è vero tessuto miocardico di un cuore umano e il sangue è autentico sangue umano del gruppo AB(http://www.shroud.it/STUDI.HTM).
Ma non sono solo le impronte delle monete a far propendere per un'identificazione del lenzuolo con la Sindone che ha avvolto il corpo di Gesù morto. Altri studi, compiuti da Andrè Marion e Anne-Laure Courage hanno portato alla luce delle scritte presenti sulla Sindone, di cui risulta interessante la scritta maiuscola NAZARENUS, e quella, appena sotto il mento, in greco maiuscolo, HSOU, cioè IESOU; la I è probabilmente caduta o si è cancellata. Sono state trovate ancora altre scritte, non solo nei pressi del Volto, ma anche in varie altre parti del telo sindonico.
Considerato tutto questo, torniamo a verificare quanto scrive don Antonio Persili nel suo libro Sulle tracce del Cristo Risorto:
“La risurrrezione è avvenuta con una esplosione di energia, che ha influito su tutti gli elementi presenti sulla pietra sepolcrale: il corpo di Gesù, gli aromi, le fasce, il sudario, le tele in genere, la Sindone....
I fenomeni, provocati dalla risurrezione, si possono dividere in tre gruppi: fenomeni di sparizione, fenomeni di posizione delle tele, fenomeni di impressione delle immagini”(Antonio Persili, Sulle tracce del Cristo Risorto, Edizioni C.P.R., seconda ristampa 2000, 230).
Nel sepolcro sono scomparsi sia il corpo di Gesù che gli aromi. Quanto cioè fosse di più pesante (solo gli aromi pesavano 100 libbre, cioè 32 chili e 700 grammi circa), mentre invece erano rimasti gli elementi più leggeri, come la Sindone, le bende, etc.
La posizione delle tele - perché ormai accettiamo la tesi di Persili - dimostra che il corpo di Gesù è scomparso dall’interno di queste tele, senza sfasciarle. Una scomparsa spiegabile solo con la sua risurrezione. Quindi il lenzuolo che ha avvolto il corpo di Gesù di Nazaret, con la formazione dell’immagine su di esso, è divenuto il primo testimone visibile, anche se silenzioso, della risurrezione; la prima reliquia di questo straordinario evento storico.
Nelle testimonianze evangeliche circa il sepolcro vuoto, non c’è presenza di aromi sulla pietra sepolcrale. Eppure Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea avevano comprato, per il rito di sepoltura, 100 libbre, di una mistura di mirra ed aloe. Come spiegare la sparizione di questi aromi, di cui Pietro nella sua ricognizione nella tomba non fa assoluta menzione?
Solo con questa luce improvvisa sprigionatasi dal corpo di Cristo si può spiegare questa dissoluzione degli aromi. Una luce che può aver dissolto quasi 33 chili di misture aromatiche. La sparizione degli aromi accompagnata anche, secondo Persili, da un fenomeno concomitante come l’improvviso asciugamento delle tele che avvolgevano il corpo di Gesù”(Cfr. Antonio Persili, Sulle tracce del Cristo Risorto, Edizioni C.P.R., seconda ristampa 2000, 232).
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