ARTICOLI SULLA SINDONE CHE PROVANO SE E' AUTENTICA O NO

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mercoledì 14 aprile 2010

La tomba del sudario scoperta a Gerusalemme conferma la Sacra Sindone

Afferma il fisico del Centro Spagnolo di Sindolologia César Barta

La tomba del sudario scoperta a Gerusalemme conferma la Sacra Sindone

by Nieves San Martín
La “tomba del sudario” scoperta recentemente a Gerusalemme conferma la Sacra Sindone. Lo afferma il fisico del Centro Spagnolo di Sindolologia César Barta Gil, per il quale un’altra interpretazione sarebbe tendenziosa e parziale.



La tomba dove è stato rinvenuto il sudario (© Daily Mail)

Gli archeologi dell’Università Ebraica hanno trovato recentemente dei frammenti di sudario in una tomba della prima metà del I secolo nel cimitero di Haceldama, il “Campo di Sangue” comprato con le 30 monete di Giuda per seppellire gli stranieri. La tomba, situata nella parte bassa della Valle dell’Hinnon, al lato della tomba di Anna, suocero di Caifa, sembra indicare che si trattava di una persona di famiglia sacerdotale o aristocratica.
Secondo lo storico tessile Orit Shamir, i tessuti usati per avvolgere il cadavere sono di buona qualità, di una persona benestante, ma di tessuto molto più semplice rispetto alla Sacra Sindone di Torino.

La notizia della scoperta archeologica in una tomba di Gerusalemme di un sudario dell’epoca di Gesù Cristo, diffusa dalla pubblicazione “PloS ONE Journal”, è stata presentata come un’argomentazione che mette in dubbio l’autenticità della Sacra Sindone di Torino. Si è arrivati a dire che “gli autori dello studio concludono che quest’ultima non risale a quegli anni”.

“Solo un’interpretazione molto tendenziosa e parziale può arrivare a diffondere questa idea – ha spiegato a ZENIT César Barta Gil –. Se si presentano i dati oggettivi, la realtà è piuttosto il contrario, visto che conferma l’autenticità della Sacra Sindone anziché metterla in discussione”.

Gli autori dell’articolo intitolato “Molecular Exploration of the First-Century Tomb of the Shroud in Akeldama, Jerusalem” sono di Canada, Israele, Australia, Inghilterra e Stati Uniti, e non menzionano mai la Sindone di Torino.

L’obiettivo principale dell’articolo è far conoscere il successo nella dimostrazione con mezzi sperimentali che tre dei defunti della tomba familiare avevano la tubercolosi e uno di loro, inoltre, era lebbroso. Il merito aumenta considerando il deterioramento dei resti archeologici rinvenuti.

“Si può solo immaginare la sorpresa che susciterà negli autori il fatto di vedere che il loro articolo è servito a far sì che la gente parli di ciò che non hanno scoperto anziché del progresso ottenuto con l’analisi di DNA antico e processi molecolari”, ha sottolineato César Barta.

Se la notizia si è prestata a questo fraintendimento, spiega il fisico, è perché gli scavi sono stati soprannominati “la tomba del sudario” (the tomb of the shroud). Il nome deriva dall’eccezionalità dell’aver trovato un tessuto che aveva avvolto un cadavere in una tomba ebraica.

Il costume ebraico era andare al sepolcro circa un anno dopo aver seppellito il defunto, quando le parti molli erano già scomparse e rimanevano solo le ossa, che venivano poste in casse di pietra o ossari e lasciate di nuovo nella tomba. Per questo motivo gli archeologi hanno trovato centinaia di tombe in cui non c’era alcun tessuto.

L’idea che Gesù Cristo sia stato avvolto in un lenzuolo come parte di un costume ebraico non era stata corroborata da alcuna scoperta. Ad ogni modo, nella “tomba del sudario” l’individuo lebbroso venne collocato in una camera del sepolcro che fu sigillata per evitare il contagio del resto dei defunti della famiglia. Questo ha fatto sì che nel tempo non venisse modificata, e che sia arrivata ai giorni nostri con i resti della prima deposizione del seppellimento.
La scoperta permette quindi di confermare l’utilizzo di lenzuoli nelle pratiche funerarie ebraiche, rafforzando l’idea dell’uso della Sacra Sindone.
Oltre a ciò gli autori, nelle poche righe che dedicano al tessuto, informano di averne trovate delle porzioni in tutta la lastra con resti organici, deducendo che copriva tutto il corpo. In particolare, hanno rinvenuto resti di capelli, e quindi il lenzuolo copriva la testa. E’ una conferma specifica del modo in cui è stata utilizzata la Sacra Sindone per avvolgere il crocifisso, visto che effettivamente gli copriva la testa.
“Un’interpretazione unanime di questi dati sosterrebbe piuttosto l’autenticità della reliquia di Torino – afferma César Barta –. Ad ogni modo, il professor Shimon Gibson, uno degli autori, ha dichiarato al National Geographic che a suo avviso il tessuto rinvenuto nella tomba indica la falsità della Sindone di Torino perché presenta un altro tipo di confezione. In effetti, quello di Torino è in sargia di grande valore, mentre quello della tomba è in taffetà”.
“Questa argomentazione, tuttavia, manca di consistenza visto che non ci si doveva aspettare di trovare una sargia come quella della Sacra Sindone in ogni tomba ebraica – conclude il fisico –. E non bisognava aspettarselo perché un tessuto come quello di Torino in sargia da 1 a 3 in lino è un esemplare unico e non se ne conosce un altro, né dell’epoca di Cristo né del Medioevo”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]


http://www.bibbiablog.com/2010/01/30/la-tomba-del-sudario-scoperta-a-gerusalemme-conferma-la-sacra-sindone/

SINDONE: LE FALSE NOTIZIE SUL SUDARO DEL LEBBROSO

Dicembre 20, 2009
SINDONE: LE FALSE NOTIZIE SUL SUDARO DEL LEBBROSO
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Le false notizie sul sudario di un lebbroso del I secolo D.C.


Nei giorni scorsi, qualche laicista incallito ha osato mettere ulteriori dubbi sulla Sacra Sindone, sostenendo il reperimento di un altro sudario…


Foto dei resti del tessuto del sudario di Akeldamà (copyright Reuters)


di Francesco Colafemmina
Come creare una falsa notizia? Basta prendere un po’ di paccottiglia pseudoscientifica e pseudoarcheologica, appiccicarla ai risultati di uno studio di archeomedicina e lanciarla su tutti i giornali del mondo come se si trattasse di una sconvolgente novità!
Mi riferisco alla falsa notizia della scoperta di un sudario dell’epoca di Cristo in una tomba di Gerusalemme. Oggi questa notizia è rilanciata dai principali quotidiani mondiali i quali non si sono presi la briga nemmeno di indagare in merito.
Chiaramente è stata ripresa anche dalle nostre valide testate nazionali che non hanno mancato di darle risalto. Leggiamo, ad esempio, l’articolo del Corriere della Sera: vero modello di “informazione”:
Un altro sudario. Dell’epoca di Gesù. Una squadra internazionale d’archeologi l’ha trovato mesi fa, negli scavi d’una tomba a Gerusalemme Est. Nel Campo del Sangue che, secondo il Vangelo, Giuda Iscariota si comprò coi trenta denari del tradimento e dove, poi, s’impiccò. L’hanno studiato a lungo col radiocarbonio, passato alla Tac come si fa coi pazienti complicati. Ne hanno esaminato spore e tracce di Dna. Alla fine le conclusioni, univoche, sono finite sull’ultimo numero di “PloS One”, la rivista scientifica della Public Library americana: «Le parti di lenzuolo ritrovate, appartenenti a un sudario usato per seppellire le salme ai tempi di Cristo, rivelano per la prima volta che a Gerusalemme questi manufatti avevano un tessuto a trama molto semplice, ottenuta con l’uso soltanto di due fili intrecciati». La dimostrazione, secondo il team, che l’altro e ben più celebre sudario – la Sacra Sindone che ritrarrebbe il corpo di Gesù – sarebbe in realtà un falso: «L’ordito della Sindone, molto più complesso e con più fili, fu introdotto solo in epoca successiva».


Anzitutto l’articolo testimonia la mancata lettura dello studio citato. Se infatti i giornalisti avessero deciso di leggere lo studio dal titolo “Molecular Exploration of the First-Century Tomb of the Shroud in Akeldama, Jerusalem“, avrebbero letto quanto segue:
“The Tomb of the Shroud is a first-century C.E. tomb discovered in Akeldama, Jerusalem, Israel that had been illegally entered and looted. The investigation of this tomb by an interdisciplinary team of researchers began in 2000.”


Dunque la tomba è stata scoperta molto tempo fa e depredata, mentre gli studi su di essa sono iniziati almeno 9 anni fa! Non certo “mesi fa”…
Andando oltre è evidente che da nessuna parte nel testo dello studio si fa riferimento alla struttura del sudario. Da nessuna parte si parla di discrasie con la Sacra Sindone. Anzi, in molti passaggi dello studio, si evidenzia l’evidente stato di deperimento del tessuto associatosi ad elementi dello scheletro, dei capelli, ed altre tracce biologiche del defunto.
Quindi il Corriere ha copiato da una fonte chiaramente interessata a far dilagare una non notizia. Di quale fonte si tratta? Si tratta del Dailymail che riporta le conclusioni dell’archeologo Shimon Gibson.
Chi è Shimon Gibson?
Non stupirà sapere che si tratta dello stesso folle archeologo che ha collaborato alla realizzazione del film documentario di James Cameron (regista di Aliens e Terminator) e del sionista ebreo ortodosso Simcha Jacobovici sulla “Tomba perduta di Gesù“. Un documentario del 2007 nel quale si tentava di dimostrare – senza un minimo di fondatezza scientifica – che una tomba ritrovata a Gerusalemme fosse quella dell’intera famiglia di Gesù, Maria Maddalena compresa, in qualità di moglie di Gesù.
Questi a sua volta si basa sui dati della studiosa tessile Orit Shamir, capo del Department of Museum and Exhibitions and Curator of Organic Materials della Israeli Antiquity Authority, l’ente archeologico nazionale che cura l’ “ortodossia” di scavi ed esplorazioni in Eretz-Israel. La professoressa Shamir ha partecipato marginalmente a questo progetto di ricerca, dato lo stato di deterioramento del tessuto in questione. Il suo nome appare solo tra i “ringraziamenti”.


Questo articolo é stato pubblicato 17 dicembre 2009, 10:51 http://www.agerecontra.it/bin/press/?p=2387&cpage=1#comment-186

La Shamir è nota, d’altra parte, per i suoi studi sul sudario di Akeldamà – lo stesso sudario dello studio di archeomedicina appena pubblicato – già da alcuni anni. Ne parla persino il sito del CICAP, l’istituzione criptomassonica capitanata e voluta a Torino da menti geniali come Piero Angela e Margerita Hack. Istituzione che ha recentemente messo in scena un esperimento di riproduzione della Sindone, già realizzato in passato, ma i cui esiti non dimostrano un bel niente perché la sindone riprodotta ha delle differenze strutturali rispetto all’autentica reliquia: semplicemente è un “disegno” che non tiene conto di tutte le presenze di sangue, pollini, liquido ematico, etc. presenti sulla Sacra Sindone.
Ritorniamo, però, per un attimo alla falsa notizia odierna. In realtà una notizia c’è: quel cadavere avvolto dal “sudario di Akeldamà” appartiene a un uomo morto di lebbra. Si tratterebbe del più antico caso di lebbra riscontrato storicamente su un cadavere. Ora, a noi la lebbra ricorda qualcosa. Ricorda Marco 1,40-45 e la guarigione miracolosa del lebbroso operata da Gesù. E sappiamo anche il tabù che circondava la malattia presso i Giudei. Tabù costantemente infranto da Cristo. L’impurità della malattia, e soprattutto di quella più orribile, come la lebbra era anche segno della “maledizione di Dio” subita dal malato (cfr. Levitico, 13). Così, ci chiediamo, possibile che un uomo morto di lebbra nel primo secolo dopo Cristo possa mai esser stato sepolto avvolto in un prezioso sudario? I necrofori non l’avranno invece avvolto in semplici bende, in un sudario più grezzo, come appunto quello di Akeldamà, onde evitare la contaminazione?
D’altro canto è da tutti riconosciuto che la Sindone ha una trama particolarmente complessa ed è molto pregiata. Sicuramente Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea avranno deciso di avvolgere il Cristo in un sudario “regale”, non certo in quello di un “impuro” lebbroso.
Ciò detto, temo che dovremo in qualche modo abituarci al rilancio da parte della stampa mondiale di bufale e affini sulla Sacra Sindone, in previsione della prossima ostensione. Sembra assurdo che attività propagandistiche di tal fatta possano accadere in quest’epoca di informazione diffusa e condivisa. Eppure quando si tratta di attaccare la Chiesa non si risparmia neanche la deontologia professionale.
In conclusione vorrei solo ricordare che un eminente professore della stessa Hebrew University di Gerusalemme, istituzione che ha partecipato alle ricerche di archeomedicina sul sudario di Akeldamà, è autore di un pregevolissimo studio sui pollini presenti sulla Sindone. Si tratta del Prof. Aninoan Danim: qui trovate un suo interessantissimo articolo in merito. (fonte: Fides et Forma, 17/12/09)


http://www.agerecontra.it/bin/press/?p=2387&cpage=1#comment-186